Giovanni Turchi
Cambiare «qui e ora»
L'insegnamento di J. Krishnamurti ci invita a realizzare una vera trasformazione interiore

 


Non vi sembra strano che questa nostra società occidentale, cosiddetta civile, benché abbia accettato come princìpi morali fondamentali i comandamenti di non uccidere, di non rubare, sia diventata una spaventosa fabbrica di morte che produce ordigni nucleari capaci di distruggere totalmente la vita sulla terra? Perché è potuta accadere una cosa simile? Che cosa c’è che non va?

Da centinaia e centinaia di anni gli esseri umani, per lo meno alcuni di loro, si sono posti il problema del dolore e della sofferenza, presenti ovunque sulla terra; un problema che il tempo non ha in alcun modo aiutato a risolvere. Oggi più che mai gli esseri umani hanno paura, vivono nell’insicurezza, nell’incertezza del domani, aggrappati a un lavoro precario, schiacciati da un inquinamento senza precedenti.

Tutta la nostra cultura, la nostra arte, le nostre ideologie non ci mettono al riparo dalle guerre, dalla povertà sempre più diffusa, dall’incapacità di realizzare corrette relazioni tra gli esseri umani. Viviamo immersi nelle ideologie, il capitalismo, il comunismo, la democrazia, e con questo bagaglio di concetti e di sogni vorremmo cambiare le condizioni di vita del nostro mondo esteriore.

Ma che ne è della nostra interiorità? Che ne è di questa nostra mente che fa di tutto per imporsi alla vita, a quel naturale fluire che rinnova costantemente l’universo intero e da cui dipende ogni essere che respira, noi compresi? La mente funziona basandosi sul passato, sulla memoria, e non sa nulla del presente. Mentre la vita è ora.

Càpita nella storia dell’umanità che, quando le condizioni di vita sulla terra si deteriorano al punto di raggiungere limiti di ignoranza e sofferenza quasi insopportabili, appaiano degli Istruttori, dei Maestri che hanno il compito di indicare agli uomini la verità, cioè il tremendo pericolo della situazione in cui gli esseri umani sono andati a cacciarsi. Questi Esseri operano con la loro presenza, con la semplicità, la chiarezza dei loro discorsi, e sollecitano la mente umana a svegliarsi dal suo letargo, dai suoi sogni, dalle sue illusioni, dai suoi inganni.

Krishnamurti ha cominciato a parlare alla gente negli anni venti del secolo scorso e ha continuato a rivolgersi alla gente per sessant’anni girando il mondo, dall’Europa all’India, all’Australia, all’America del Nord, all’America Latina. Ha parlato a centinaia di migliaia di persone.

"Voi avete bisogno di cambiare, avete bisogno di vivere in pace, di sentirvi profondamente responsabili verso gli altri. Avete bisogno di una mente in ordine, calma, onesta, sincera".

La mente dice: "L’essere umano è imperfetto, ma domani cambierà, sarà diverso, sarà buono, intelligente, compassionevole". Domani, purtroppo; un domani che non verrà mai, perché è un sogno.

"Attenzione" dice Krishnamurti, "la trasformazione delle qualità umane non avviene nel tempo e non può essere prodotta dal pensiero". Né il tempo né il pensiero hanno mai cambiato in meglio la natura umana. La vera trasformazione è ora, nel presente.

   

J. KRISHNAMURTI

J. Krishnamurti, nato l’11 maggio 1895 a Madanapalle, vicino a Madras, nell’India meridionale, è morto a Ojai, in California, il 17 febbraio 1986. Adottato nel 1909 da Annie Besant, presidentessa della Società Teosofica, è stato educato con lo scopo di risvegliare nella coscienza umana l’insopprimibile bisogno di libertà. Numerosissimi scritti sono stati tratti dai discorsi che ha tenuto in ogni parte del mondo e dalle conversazioni che ha avuto con eminenti personalità, interessate al suo insegnamento.

   

Allora, può la mente umana trovare la forza di accogliere la verità e uscire dall’involucro dei suoi sogni? Altrimenti il presente rimarrà per noi inafferrabile! Solo una mente che fiorisce e matura correttamente può accedere alla realtà della vita.

Non può esserci libertà senza amore. Amore è vita. Libertà e amore per Krishnamurti significano la fine della paura, la fine degli attaccamenti, la fine del dolore, la fine della violenza. E tutto questo richiede grande intelligenza, grande saggezza, grande responsabilità nei confronti dell’intera esistenza.

A chi gli chiede: "Che cosa pretende che noi facciamo in un mondo come questo?", Krishnamurti risponde: "Io non pretendo nulla, ma voi vivete, vivete in questo nostro mondo, su questa nostra terra meravigliosa!".

Purtroppo anziché vivere, noi ci immaginiamo soltanto di vivere. Quando la nostra percezione si libera dalle nebbie dell’immaginazione, è possibile entrare in quello stato naturale che è inaccessibile alla distruttività della mente e nel quale non c’è più nulla che possa nascondere la verità.

Ascoltare Krishnamurti non è facile, ma proprio imparare ad ascoltare, imparare a toccare con mano le nostre resistenze, i nostri rifiuti, le nostre giustificazioni e recriminazioni, fa parte di quell’atto di libertà che rende l’uomo un essere responsabile. è libertà dagli inganni, dai soprusi, dalle violenze sottili che la verità subisce quotidianamente nel nostro mondo interiore, dove invece è necessario che avvenga il risveglio dell’intelligenza, della saggezza, della partecipazione alla vita.

   


Giovanni Turchi, laureato in Ingegneria, nel 1976 ha incontrato personalmente J. Krishnamurti a Saanen, in Svizzera, e per dieci anni è rimasto in diretto contatto con lui, traducendo in italiano molti suoi discorsi tenuti in Svizzera, Inghilterra, California.
Nel 1982 è venuto in contatto con l’Insegnamento di Nisargadatta Maharaj, uno dei più straordinari Maestri dell’Advaita Vedanta.
Nella primavera del 1982 ha fondato la Casa Editrice AEQUILIBRIUM, il cui scopo è quello di alimentare una corrente di studi e di ricerche che consenta di fare chiarezza sull’attuale condizione umana e sulla grande sfida che la vita quotidianamente ci pone.

   

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