| Cinzia Picchioni | ||
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Non di soli âsana... Un'alimentazione corretta ed equilibrata è parte integrante del percorso yoghico |
Lo yoga non è in verità
di colui che mangia troppo,
né di colui che troppo si astiene dal cibo […],
ma di colui che è misurato negli alimenti
Bhagavad-gîtâ, III, 13
Che cosa dovrebbe mangiare il vero yogin? La prima risposta che mi viene la prendo direttamente dalle "astinenze", yama, la cui prima e più importante – nonché trasversale a tutte le altre – è ahimsâ, cioè nonviolenza. E allora un vero yogin non dovrebbe mangiare nessun animale (se mangio un animale vuol dire che io – o qualcuno per me – l’ho ucciso, e ho dunque commesso violenza, infrangendo la regola dell’ahimsâ). Dunque niente carne, pesce, salumi, insetti. Per l’apporto proteico il vero yogin si orienterà sulle proteine vegetali, contenute in quantità nei legumi (fagioli, piselli, ceci, fave, soja, lenticchie), nei semi (mandorle, nocciole, arachidi, anacardi, olive, semi di girasole, di sesamo, di zucca). Poi l’autentico praticante dello yoga potrà scegliere di nutrirsi con l’enorme gamma di latticini, che però se provengono da allevamenti industriali hanno causato sofferenza agli animali – pur senza ucciderli – e allora qualche "purista" della nonviolenza potrà avere qualcosa da dire. I vegani infatti non mangiano carne, pesce e salumi, ma non si nutrono neanche di sottoprodotti animali (come i latticini), né di uova e neppure di miele, sostenendo che per ottenerlo si sfruttano le api.

Il vegetarianesimo per molti induisti è uno stile di vita; nasce da jîva-dâya, la compassione per gli esseri viventi. I jainisti – seguaci del Jina ("Conquistatore"), contemporaneo del Buddha – arrivano a spazzare la strada su cui camminano per non calpestare gli insetti. Senza giungere a questi estremi, andiamo a curiosare tra le pagine della letteratura tradizionale dello yoga per vedere se troviamo qualche utile considerazione sul cibo e sul nutrimento.
La Shiva-samhitâ, ad esempio, stabilisce che non si possano mangiare: sostanze acide, astringenti, amare o che producono infiammazione; no anche al sale, al fritto e alla mostarda. Il libro suggerisce di mangiare poco, ma spesso e ai principianti consiglia di evitare cipolle, limoni, burro fresco, noce di cocco, zucchero. I cibi consentiti e anzi consigliati sono cardamomo, afrodisiaci, stimolanti, datteri.
Anche la Hathayoga-pradîpikâ e la Gheranda-samhitâ forniscono dettagliate indicazioni circa l’alimentazione (vedi riquadri).
Chi pratica lo yoga può attenersi alla classificazione dei cibi secondo la tradizione e le antiche regole che li dividono in tre categorie, a seconda del guna che li caratterizza:
1) tamas (pesantezza, inerzia). A questa categoria appartengono la carne, i salumi, i cibi inscatolati, o precotti e poi riscaldati, i grassi.
2) rajas, il guna dell’energia, a cui appartengono i cibi eccitanti (caffè, tè, vino, birra, alcolici), i cibi piccanti, amari, tutte le spezie.
3) sattva (leggerezza, armonia): vi appartengono il riso, il grano, il miglio, il mais, l’avena, l’orzo, il latte, il miele, i legumi e la verdura, tutti cibi leggeri e puri.
Il pasto
Tutti dobbiamo mangiare, uomini e animali (in effetti anche le piante "mangiano"). è tramite il cibo e l’aria che attingiamo principalmente all’energia della natura, possiamo vivere e compiere le nostre attività. Perciò è molto importante prestare attenzione all’alimentazione, perché – come si dice – "siamo (anche) quello che mangiamo".
Quando mangiamo, la mente dovrebbe essere serena. Qualsiasi alimento consumato in condizioni di agitazione psichica, ira o dispiacere, sarà di difficile digestione e ci "avvelenerà". Anche il luogo dove si consuma il pasto ha la sua importanza; evitate sempre i luoghi affollati e date il benvenuto alla compagnia di buoni amici. Occorre essere in pace anche e soprattutto con se stessi prima di mettersi a mangiare, quella calma che ci deriva dall’avere assolto a tutti i nostri compiti con responsabilità. Ho scoperto che l’Âyurveda prescrive di sedersi a tavola solo dopo aver nutrito gli animali, i bambini, gli anziani e coloro ai quali dobbiamo rispetto. È importante che la mente si trovi in uno stato di piacere, quiete e equanimità.
Il cibo deve essere appetitoso, ma non bisogna lasciarsi comandare dalla gola. I cibi che mettiamo in tavola ci devono essere familiari (magari cresciuti alle nostre latitudini e consumati nella loro giusta stagione di maturazione) e nella dieta dovrebbero essere presenti tutti i sei sapori (che per l’Âyurveda sono dolce, salato, aspro/acido, piccante, amaro e astringente), con la predominanza del sapore dolce. Gli alimenti dovrebbero essere leggeri, non asciutti, leggermente unti, caldi. Nel consumare il pasto occorre essere presenti con la mente all’azione, ed è inutile dire che sarebbe meglio lasciare pensieri negativi e arrabbiature fuori dalla cucina (anche mentre si cucina).
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Niente è più indicato del miele per addolcire la dieta dello yogin |
PRESCRIZIONI ALIMENTARI DELLA HATHAYOGAPRADÎPIKÂ Chi pratica il voto di castità, osserva una dieta moderata, ha rinunciato alla vita mondana, è completamente dedicato allo Yoga, dopo un anno diventa un siddha (un individuo perfetto, realizzato completamente), nessun dubbio può essere sollevato. Il cibo amaro, acido, piccante, salato, che surriscalda il corpo, le verdure, la pappa di farina d’avena acida, l’olio di sesamo, i semi di sesamo, la mostarda, le bevande fermentate, i pesci, la carne a cominciare da quella di capra, il latte cagliato, il siero del latte, la varietà di legumi kulattha (Dolichos uniflorus), il giuggiolo, i dolci di sesamo, l’assa fetida, l’aglio ecc., sono considerati nocivi. Si sappia che ci sono cibi inadatti per uno yogin e che quello fatto riscaldare, l’asciutto (cioè senza ghi), quello troppo salato, acido, avariato, quello composto da un’eccessiva quantità di verdure, debbono essere evitati. I cereali eccellenti: il grano, il riso, l’orzo, la qualità di riso conosciuta come sastika, il latte, il burro chiarificato, lo zucchero non raffinato, lo zucchero candito, il miele, lo zenzero essiccato, il frutto del patolaka (Trichosantes dioica), i cinque tipi di ortaggi, il legume mudga (Phaseolus mungo), l’acqua pura, sono adatti per i migliori tra gli yogin. Lo yogin deve nutrirsi con un cibo nutriente, molto dolce, grasso, mischiato con latte e ghi, in grado di alimentare gli elementi costitutivi del corpo, appetitoso e appropriato. (da: Svâtmârâma, La lucerna dello hatha-yoga - Hatha-yoga-pradîpikâ), Magnanelli, Torino 2002, pp. 46-47) |
L’alimentazione dovrebbe variare secondo i gusti individuali, ma anche rispettare la tradizione culinaria, tenere conto del clima e così via. Gli alimenti possono essere leggeri – e quindi serviti alla fine del pasto – o pesanti, e in questo caso saranno serviti per primi, insieme ai cibi dolci e freddi. Alimenti acidi e salati dovranno essere serviti a metà pasto. Questi accorgimenti dipendono dal fatto che il nostro stomaco è diviso in quattro parti, di cui due parti (ovvero la metà dello stomaco) devono essere riempite di cibi solidi, la terza parte di liquidi, mentre la quarta dovrebbe essere vuota, in modo che il nostro apparato digerente possa funzionare, ne abbia lo spazio. Occorre ridurre il consumo di cagliate, grassi, oli, carne di maiale, animali acquatici, cibi asciutti ecc. e preferire invece cereali, vegetali, verdure in foglia e frutta.
Sceglieremo le bevande in base alla loro capacità di favorire la digestione dei cibi solidi. Ad esempio l’acqua fresca è la bevanda migliore dopo un piatto a base di cereali, di frumento o di orzo, oppure dopo cagliate, alcolici e miele; è meglio invece bere acqua calda dopo i prodotti da forno a base di farina; il siero di latte e le bevande a base di aceto sono da preferire dopo i piatti a base di verdure in foglia, spezie e fagioli. L’alcool è la bevanda da usare dopo un pasto di carne; l’alcool è consigliato in dosi ridotte alle persone che soffrono di digestione difficile.
Quanto mangiare?
"Come un uccellino" o come gli animali che, in genere, non mangiano mai troppo (almeno finché non vivono con noi che li abituiamo male). Ciascuno deve scoprire da sé quanto cibo occorre al suo organismo. Per fare ciò basta seguire delle semplici indicazioni: se consumiamo cibi pesanti occorre interrompere circa a metà il pasto, molto prima di essere completamente sazi. Nel consumare cibi leggeri dobbiamo fermarci prima di aver raggiunta la soglia della "completa sazietà". Se ci si attiene spontaneamente a questa regola non vi saranno problemi di digestione.
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MITÂHÂRA, DIETA MODERATA Lo yogin consumi cibi a base di riso, farina d’orzo e frumento, mudga e masa (tipi di fagioli) e ceci […] karkati (una varietà di cetriolo), banane, fichi, […] melanzane, ravanelli […] ortaggi verdi […]. Moderato è detto il cibo puro, dolce, delicato, che riempie metà dello stomaco e si mangia con molto gusto. Si riempia di cibo metà dello stomaco, una terza parte di acqua e si riservi la quarta parte al movimento dell’aria. Nell’intraprendere lo yoga si evitino l’amaro, l’aspro, il salato, l’acre, i fritti, il latte cagliato, il siero, l’eccesso di ortaggi, gli alcolici, i frutti del borasso, i frutti dell’artocarpo. Lo yogin dovrebbe mangiare burro fresco, burro chiarificato, latte, zucchero di canna, candito o altrimenti preparato, zucchero di cocco, banane mature, noci di cocco, melagrane. Lo yogin mangi cibi facilmente digeribili, gradevoli, delicati, nutrienti, invitanti e appropriati. Lo yogin eviti cibi duri, sgradevoli, maleodoranti, piccanti, stantii, molto freddi o molto caldi, né prenda bagni all’alba, digiuni o segua comportamenti che affaticano il corpo; così, eviti di mangiare una sola volta al giorno, di non mangiare affatto e di mangiare entro le prime tre ore dall’ultimo pasto. (da: Insegnamenti sullo yoga - Gheranda-samhitâ, Magnanelli, Torino 1994, pp. 74-75) |
Riepilogando: mangiare lentamente, masticare bene e seguire le prescrizioni di cui sopra. L’Âyurveda afferma che sia un’alimentazione eccessiva sia un’alimentazione insufficiente sono dannose per la salute. Se ingeriamo meno cibo di quanto ce ne occorre la nutrizione sarà insufficiente e provocherà una mancanza di energia. Se i nostri tessuti sono indeboliti per mancanza di vigore ne risentiranno anche il controllo e la regolazione del sistema nervoso. Se al contrario ci ipernutriamo, sottoponendo il nostro apparato digerente ad un superlavoro, andiamo incontro a malattie serie.
Che cosa non fare?
Sono tre le abitudini alimentari da condannare: mescolare alimenti salutari e non salutari, consumare un nuovo pasto prima di aver adeguatamente digerito il precedente e infine mangiare in ore improprie.
Stress, fatica e altri stati di agitazione psichica, unitamente al consumo di alimenti non naturali, adulterati con ingredienti chimici, sofisticazioni alimentari, nonché eccessivo consumo di carne, olio, grassi, cibi non salutari e ogni genere di cattive abitudini dietetiche, sono in effetti responsabili della maggior parte dei casi di ipertensione, arteriosclerosi, malattie epatiche, diabete e persino cancro. L’Âyurveda consiglia due semplici rimedi per evitare l’insorgenza di queste malattie: innanzitutto consumare cibo soltanto in quantitativi facilmente digeribili e, in secondo luogo, fare sufficiente attività fisica in modo che tutto ciò che si ingerisce sia adeguatamente digerito.
Mangiare come se fosse un atto religioso
Nutrirsi è un’azione molto importante e sarebbe bello rispettare un determinato rituale, fare attenzione alla preparazione della tavola, ai colori, alle stoviglie, cercando che siano in armonia, non mangiare guardando la televisione, ma neanche ascoltando musica techno. Magari accendere una candela, leggere qualche brano della propria tradizione religiosa, o dire una vera e propria preghiera, ringraziando per il fatto di poter mangiare (che non è proprio così scontato sul nostro pianeta!). Basterebbe anche stare qualche secondo in silenzio, facendo attenzione al respiro (che è un altro tipo di cibo).
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COME PREPARARE LA CHAPÂTÎ, IL BUON PANE INDIANO
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Cinzia Picchioni pratica yoga dal 1980 e lo insegna dal 1987, tenendo corsi per principianti, per più esperti e per la terza età. è autrice di diverse pubblicazioni: Yoga negli anni d’argento: come praticare nella terza età; Le regole per la vita quotidiana (yama-niyama); Introduzione allo yoga; Semplicità volontaria. Affianca all’insegnamento dello yoga le sue conoscenze di Fiori di Bach e alimentazione naturale.
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