Praticare shîrsha-âsana, e riuscire a mantenerlo in equilibrio per più di dieci minuti, mi risulta oggi molto più semplice e meno impegnativo di una dettagliata e minuziosa esposizione verbale delle posizioni capovolte. Altra cosa fu, trenta e più anni fa, quando, giovane studente di yoga, mi cimentavo nell’apprendimento di shîrsha-âsana. Ricordo, persino con un po’ di nostalgia, quando, per mesi e mesi, dovetti lottare e affrontare innumerevoli difficoltà nella fiduciosa speranza che il mio corpo mi prestasse ascolto; ma, sia a livello fisico che mentale, alle mie aspettative veniva opposto un netto rifiuto.
Non
dimenticherò mai la tensione mentale e muscolare durante quei primi mesi di
apprendimento. Non appena sollevavo i piedi da terra percepivo un’accelerazione
cardiaca con vampate di calore al viso, tremolii e sudorazione in tutto il
corpo. Lentamente, senza alcuna fretta, lasciai che il mio corpo si adattasse a
quella posizione senza l’assillo della riuscita a tutti i costi, fino a
quando, in un giorno come tanti, solo, nel mezzo di una stanza, senza nessun
tipo di assistenza, mentalmente rassegnato a ricadere dopo pochi attimi, il mio
corpo finalmente si arrese, e a testa in giù vidi il mondo da un’altra
prospettiva.
Potevo sentire la verticalità e il perfetto equilibrio del corpo. Avevo la padronanza del triangolo di base e gli avambracci erano forti. Da quel giorno tutto divenne più facile, veloce e naturale.
L’euforia che tale risultato mi procurò non era dovuta soltanto ad una vittoria del corpo, ma di tutto il mio essere fisico, mentale, energetico: una esperienza unica, davvero "terapeutica", uno stato di gioia indescrivibile, quasi come se avessi ricevuto una forte carica di endorfine.
Solo in seguito, attraverso la pratica costante, compresi quale immenso beneficio quelle posizioni avessero sull’ipofisi (regina di tutte le ghiandole endocrine) stimolando la quale si ha un ritardo di invecchiamento cellulare di alcuni decenni.
Impiegai alcuni anni prima di riuscire comodamente a rimanere in shîrsha-âsana per almeno dieci minuti. Il mio corpo acquisì forza e resistenza. Raccomando alle persone esperte di rimanere sempre in posizione orizzontale un tempo pari alla metà del tempo impiegato nella postura capovolta.
Le difficoltà che incontrai allora, e che spesso, ancora oggi, molti studenti di yoga incontrano nell’esecuzione di posizioni capovolte – in particolare di shîrsha-âsana – sono per lo più dovute a timori, insicurezze e paure degli insegnanti stessi.
In quei primi anni di pratica non ricordo di aver mai incontrato un insegnante che guidasse gli studenti nell’esecuzione delle posizioni sulla testa; le ragioni erano legate alla semplicistica convinzione che tale posizione (considerata in India "padre" di tutti gli âsana) fosse in realtà pericolosa per eventuali cadute.
La paura, qualsiasi tipo di paura, è nemica dei praticanti di yoga, e come asseriva un caro amico: "uno yoga praticato bene farà sempre bene, uno yoga praticato male farà sempre male".
Con questo non ritengo affatto che tutti, indistintamente, possano eseguire tranquillamente la posizione di shîrsa-âsana; di sicuro la sconsiglio e non la faccio praticare a chi soffre di glaucoma (alta pressione dell’occhio), alle persone in evidente soprappeso, a chi ha disturbi cardiovascolari, alle persone costipate (raffreddori, influenze, catarro cronico), nei casi di ipertensione o ipotensione, alle donne durante il ciclo, in presenza di forti ronzii alle orecchie, a chi ha problemi molto seri alle vertebre cervicali, a chi soffre di ernie discali.
Nella tradizione yoga le posizioni capovolte non sono classificate fra gli âsana ma fra le mudrâ (pratiche energetiche), chiamate viparîta-karani (corpo rovesciato).
Nella filosofia esoterica dello yoga, si parla di un nettare divino detto soma o amrita che si produce naturalmente attraverso un centro collegato alla ghiandola pineale, o epifisi. L’epifisi produce la melatonina, un ormone che concilia il sonno, rinforza il sistema immunitario, e ha effetti antiossidanti che rallentano il processo di invecchiamento. Sul piano mentale, si dice che sviluppi facoltà paranormali. L’amrita, il nettare che ogni yogin è in grado di percepire con tecniche opportune (khecharî-mudrâ) viene bruciato dal "fuoco gastrico", dal calore solare del manipûra-chakra; per lo yogin questa è una delle cause di invecchiamento cellulare.
Sempre nel corpo eterico subiamo alla nascita la separazione di due forze, di polarità maschile e femminile, che si collocano: quella maschile (forza statica) alla sommità del capo nel sahasrâra-padma; quella femminile (forza dinamica) alla base del perineo, nel mûlâdhâra-chakra. Ripristinare l’abbraccio cosmico originale, riunificare l’anima con il Creatore, è l’ascesi dello yoga.
Nel processo evolutivo di ascesi, l’energia femminile (kundalinî shakti) trova, nella chiusura dei chakra, degli ostacoli.
Le posture capovolte, e shîrsha-âsana in modo particolare, riattivano questi processi, rinvigorendo il corpo fisico, e rendendo luminoso e pranico il corpo aureo o eterico.
La pratica
Innanzitutto occorre
portare gli avambracci a terra «disegnando» un triangolo equilatero in cui un
vertice è costituto dalle dita intrecciate dietro il capo, gambe piegate,
ginocchi a terra (fig. 1). Il passaggio successivo consiste nel distendere le
gambe, che ancora toccano il suolo con le punte dei piedi (fig. 2)
Nella posizione della
figura 2 occorre raddrizzare il più possibile la schiena avvicinando i piedi al
corpo, quindi si sollevano le gambe, piegate, portando i talloni a contatto con
i glutei (fig. 3).
Si portano quindi i
ginocchi in verticale (fig. 4) e infine si distendono le gambe raggiungendo così
la posizione finale (fig. 5).
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| Fig. 1 | Fig. 2 | Fig. 3 | Fig. 4 | Fig. 5 |
Per i principianti può
essere utile farsi aiutare da un compagno. Dalla posizione «a triangolo» della
figura 2 si solleva una gamba, la cui caviglia verrà afferrata dal compagno che
si posizionerà dietro la schiena del praticante (fig. 6).Inspirando, si porterà
anche l’altra gamba in verticale vicino a quella sollevata precedentemente
(figura 7).
Nel caso si abbiano
grossi problemi cervicali, si può praticare con l’ausilio di due sedie
posizionate vicino al muro: le spalle poggeranno sul piano della sedia, e con il
capo «libero» nello spazio internedio (fig. 8-9).
All’inizio, se si ha paura di cadere, si può praticare nell’angolo di una stanza, non semplicemente contro una parete, dove c’è il rischio di cadute laterali (fig. 10).
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| Fig. 6 | Fig. 7 | Fig. 8 | Fig. 9 | Fig. 10 |
Per i praticanti più
esperti suggeriamo varianti più impegnative, come quella della figura 11 che
permette una maggiore scioltezza e allungamento tendineo e muscolare.
Particolarmente
armonica è la variante della figura 12, mentre quella della figura 13 (ekapâda-shîrsha-âsana)
è indicata per rinforzare i muscoli addominali e la zona lombare, e acquisire
maggiore elasticità e scioltezza alle articolazioni delle gambe. La variante
della figura 14 offre gli stessi benefici della precedente, ma è più
impegnativa: occorre infatti saper bilanciare il peso delle gambe con le natiche
e il tratto lombosacrale.
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| Fig. 11 | Fig. 12 | Fig. 13 | Fig. 14 |
Dalla variante di
figura 15, nella quale la pianta del piede preme contro l’interno della coscia
opposta con tallone all’altezza dell’inguine, come nella posizione
dell’albero (vriksha-âsana), si può passare al mezzo loto (ardha-padma-âsana)
e poi al loto completo (fig. 16).
La figura 17 ci mostra
una variante avanzata di padma-shîrsha-âsana dove le ginocchia si
chiudono verso il torace attivando il «fuoco gastrico» e quindi favorendo una
migliore digestione e l’eliminazione dei gonfiori dovuti a un eccesso di gas
intestinali.
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| Fig. 15 | Fig. 16 | Fig. 17 |
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BENEFICI CHE SI OTTENGONO CON LA PRATICA DI SHÎRSHA-ÂSANA
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Piero Foassa, praticante di yoga dal 1968, nel 1984 ha fondato il Centro Yoga Prema di Torino, dove insegna tuttora, e in cui si tengono i corsi di formazione all’insegnamento dello yoga organizzati dall’ISYCO. Ricercatore e studioso della pratica dello yoga e della spiritualità che a tale pratica si collega, guida corsi e organizza annualmente viaggi esperienziali in India. è autore dell’opera Il mio Yoga: dall’introspezione alla pratica a coppie, nell’àmbito di una ricerca che concilia tradizione e innovazione.
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