Paola Campanini
Saldo come una roccia
Un paziente lavoro sul corpo è necessario per una corretta esecuzione di tâda-âsana

 


In questa rappresentazione tantrica 
dello spirito liberato la posizione del corpo
ricorda quella di tadâ-âsana 
(Rajasthan, sec. XVIII) 

La posizione di tâda-âsana, la "montagna", non è descritta nei testi classici ed anche alcuni autorevoli maestri contemporanei non la citano nei loro testi. Eppure è una delle posizioni più conosciute e praticate: ma per la sua apparente semplicità viene spesso insegnata in modo superficiale, come se si trattasse semplicemente di stare in piedi con le braccia scostate dal corpo. In verità, tâda-âsana è una posizione tutt’altro che facile e, per essere correttamente eseguita, richiede quel graduale e paziente lavoro su tutto il corpo che è la premessa necessaria per costruire la posizione verticale corretta.

Nell’esperienza di insegnamento incontro molte persone che, indipendentemente dalla loro età, sono afflitte da molti disturbi fisici, da ansia, alterazioni del sonno e dell’umore. Il loro portamento è caratterizzato da rigidità, contratture muscolari, atteggiamenti posturali scorretti e da una respirazione superficiale e affrettata. Si tratta di persone molto coinvolte dalla frenesia della vita quotidiana, poco abituate a fermarsi ad ascoltare, a dare il giusto peso alle cose e alle situazioni. Per questo dedico molta attenzione, e molto tempo, ad un lavoro graduale centrato:

– sulla consapevolezza delle varie parti del corpo, della loro forma e della relazione con lo spazio che ci circonda;

– sull’ascolto del respiro spontaneo;

– sulla ricerca della possibile armonia fra gesto e respiro.

Per quanto riguarda, in particolare, la posizione della montagna, accenno solo ad alcuni approfondimenti, a mio avviso necessari:

– Il peso del corpo deve essere ben distribuito su entrambi i piedi, e ciò richiede la percezione del corretto contatto con la terra e la consapevolezza degli eventuali squilibri nel nostro modo di appoggiare i piedi.

– Occorre aver acquisito la consapevolezza della mobilità del bacino, appreso il movimento di basculazione e quella lieve anteroversione che consente la distensione dell’area lombare.

– Per mantenere a lungo e senza tensione la posizione eretta, le gambe che sostengono il corpo devono essere dritte ma non rigide, il che implica la percezione del sottile equilibrio fra stabilità e forza, fra tensione e rilassamento.

– Le articolazioni devono essere sciolte, la colonna vertebrale ben allineata, la nuca in equilibrio, il respiro profondo, calmo e regolare.

In riferimento al primo punto, ad esempio, è interessante analizzare i diversi modi in cui appoggiamo i piedi ed individuare alcuni âsana, fra i tanti possibili, che sono adatti a correggere i difetti posturali più comuni e quelle piccole deformazioni che possono originare seri disagi in altri distretti corporei.

   

Fig. 1 Fig. 2 Fig. 3 Fig. 4

   

1. Piedi piatti

Stanno ad indicare un modo sradicato di entrare in contatto con il mondo, la difficoltà della persona nel "mettere le radici" e la sua tendenza a "scivolare via". Per queste persone è facile perdere l’equilibrio così come facilmente possono essere "spinte da parte".

La posizione utile è quella di vriksha-âsana, la posizione dell’albero (fig.1). In piedi, si porta tutto il peso del corpo sulla pianta del piede destro e ruotando in fuori il ginocchio sinistro si poggia la pianta del piede sinistro all’interno della gamba destra, o all’altezza della caviglia destra o del ginocchio fino a portarlo, quando possibile, nella parte alta interna della coscia. Le mani inizialmente sono giunte davanti al petto ma, se la posizione è ben stabile e confortevole, si possono distendere verso l’alto le braccia con le mani unite. Poi si ripete tutto sull’altro lato.

Per facilitare il mantenimento dell’equilibrio ci sono vari accorgimenti: concentrarsi sulla pianta del piede a terra sentendola come una radice; fissare lo sguardo a terra e tenere ben tesa la gamba di sostegno; premere bene le mani una contro l’altra. Nonostante ciò per alcuni questo âsana può risultare molto difficile, ma è bene non scoraggiarsi e continuare a praticarlo.

Vriksha-âsana ha effetti molto positivi sul sistema nervoso, sulla circolazione periferica, ed è adatto in particolare a chi soffre di piedi freddi.

 

2. Piedi prensili

A differenza dei piedi piatti, i piedi prensili hanno le dita rivolte verso il basso e vi è una contrazione costante dell’arco plantare e dei muscoli dei piedi. Ciò provoca a livello fisico effetti molto negativi come ad esempio ingrossamento delle gambe, cattiva circolazione e problemi nella parte inferiore del dorso. A livello simbolico i piedi prensili esprimono la necessità di tenere tutto sotto controllo. La posizione utile è quella di pakshin, il gabbiano (fig. 2).

In piedi, gambe unite e piedi uniti. Inspirare ed espirando flettere un poco il busto in avanti, spingere all’indietro le spalle per accostare le scapole e lasciare le braccia dietro tese con le palme delle mani rivolte l’una verso l’altra. Il mento è in avanti a protezione delle vertebre cervicali, il respiro calmo e regolare. In questa posizione è interessante provare a spostare il peso del corpo verso le punte, come un uccello che vuole spiccare il volo, poi riportare il peso ben distribuito su tutta la pianta del piede, tornando a percepire la perfetta aderenza dei piedi con la terra.

La posizione del gabbiano facilita la respirazione toracica, corregge le spalle incurvate e irrobustisce la muscolatura del petto.

 

3. Peso sui talloni

Portare il peso sui talloni modifica la postura e l’equilibrio del corpo. Spesso le persone anziane camminano così, esprimendo anche in questo atteggiamento il loro grande bisogno di ancorarsi alla terra. Però questo appoggio marcato porta a volte a stringere la mandibola e la mascella, a irrigidire il ventre e a rendere più breve il respiro. La posizione utile è tulita-âsana (fig.3), la posizione della bilancia (in alcune scuole chiamata utkata), o posizione "instabile" (Van Lysebeth) o ancora "potente" (Iyengar).

In piedi, inspirando ci si solleva sulle punte ed espirando si portano i glutei sui talloni con le ginocchia divaricate e le mani sulle ginocchia. Il peso del corpo rimane sulle punte, lo sguardo può rimanere fisso a terra per facilitare il mantenimento dell’equilibrio.

Si ritorna in piedi inspirando ed espirando si riportano a terra i talloni.

Questa posizione è particolarmente adatta a chi ha spesso i crampi, allenta le contratture nell’area lombare, è utile per tutte le articolazioni. Facilita la circolazione dei fluidi; migliora la nutrizione della cartilagine articolare e aiuta a prevenire la coxoartrosi. Porta ad un corretto assetto del bacino e della colonna, favorisce la percezione dell’equilibrio, la concentrazione, la calma e la coordinazione muscolare.

Propongo spesso questo âsana come passaggio dalle posizioni in piedi a quelle sedute, anche perché risulta di facile esecuzione a quelle persone che solitamente non riescono a mantenere l’equilibrio in altre posizioni.

 

4. Piedi aperti, con contatto sbilanciato o peso sulle punte

I piedi aperti costituiscono a volte una protezione naturale del bacino, ad esempio nelle persone anziane o nelle gestanti. Ma in condizioni normali i piedi dovrebbero essere il più possibile paralleli fra di loro per evitare di entrare in lordosi lombare. è utile provare le due diverse posizioni dei piedi (con le punte divaricate o parallele) concentrando l’attenzione alla zona lombare per percepire le differenze.

Il contatto sbilanciato è quando il peso del corpo non si distribuisce in modo equilibrato su tutta la pianta del piede, ma solo su alcune parti (bordo interno, esterno) o prevalentemente su di un piede. Ci accorgiamo facilmente di questo difetto posturale se abbiamo le suole delle scarpe particolarmente logorate in una sola parte.

Il peso sulle punte è tipico dei sognatori (non a caso le fate e le principesse nelle favole sono rappresentate in punta di piedi), degli artisti, di chi fatica ad avere un contatto con la concretezza.

La posizione utile è quella di chatuskona-âsana, la posizione quadrata (fig. 4).

In piedi con i piedi uniti, dopo avere ben percepito una linea ben diritta dai talloni alla nuca, espirando si flette il busto portandolo parallelo alla terra. Le braccia sono rilassate e con la discesa del busto si vengono a trovare perpendicolari alla terra. La nuca non cade in avanti ma rimane allineata al tronco per favorire la distensione del tratto cervicale. Il respiro è calmo e regolare. è utile provare a spostare il peso sui talloni per facilitare il mantenimento dell’âsana e per portare maggiormente l’attenzione al radicamento nella terra. Per uscire dalla posizione si solleva il busto inspirando.

A livello fisico la posizione quadrata irrobustisce la muscolatura del dorso e aiuta a correggere le piccole deformazioni della colonna vertebrale e delle spalle.

A livello simbolico il quadrato rappresenta la concretezza della terra.

Si può proporre un lavoro analogo per tutte le altre parti del corpo.

   


Paola Campanini è nata a Parma, dove risiede e lavora come assistente sociale. Ha fondato e presiede il circolo Arci "Millepiedi", che ha lo scopo di promuovere la conoscenza e la diffusione dello yoga. Pratica e insegna yoga da molti anni. è allieva della Maestra Gabriella Cella Al Chamali e si è diplomata alla Scuola Yoga Ratna di Piacenza, da lei diretta. Tiene seminari e corsi di approfondimento anche nell’àmbito di scuole di formazione per insegnanti yoga.
Insieme a Tiziana Pinelli ha pubblicato Yoga e menopausa.

   

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