Elisabetta Porta
Piccoli yogin crescono

Un'esperienza di insegnamento nelle scuole elementari

 


 
Il gruppo impegnato in una posizione di equilibrio

"Migliaia di anni fa, in India, alcuni uomini inventarono esercizi che, prendendo spunto dalla natura che li circondava, aiutavano a stare meglio, fisicamente e mentalmente. Essi avevano scoperto che possiamo diventare robusti e agili se impariamo a muoverci come una rana o un uccello, stabili ed equilibrati imitando un albero o un ponte, calmi e rilassati abbandonandoci come una foglia a terra. Questi movimenti e queste posizioni sono diventati poi con il tempo yoga, una disciplina utile per riconoscere meglio il proprio corpo e la propria mente, per imparare a capirne i limiti e le potenzialità e per aprire il proprio cuore”.

Comincia così di solito alle scuole elementari la mia prima lezione di yoga per bambini in orario scolastico. I principali obiettivi di questo progetto, dapprima esposto a genitori e insegnanti, i quali lo accettano con molto interesse (che alla fine, visti i risultati, si trasforma in soddisfazione e talvolta entusiasmo), sono i seguenti:

• Aiutare il bambino a un risveglio armonioso della propria personalità, affinché abbia una infanzia quanto più possibile serena e senza stress.

• Sviluppare la sua capacità di percezione e consapevolezza di se stesso e del mondo circostante.

• Portare a una stabilità emozionale e a una maggiore sicurezza in se stesso.

• Aumentare la capacità di apprendimento e sviluppare l’abitudine all’attenzione.

• Stimolare immaginazione e creatività guidando verso esperienze interiori positive.

• Mantenere, durante la crescita, il corpo sciolto e forte.

Per fare tutto questo ho anzitutto bisogno di un locale ampio, ben aerato e dotato di materassini. Per creare la giusta atmosfera uso incensi, candele e musica (registratore, campane tibetane, cimbali ecc.). Le lezioni si svolgono una volta a settimana, con non più di dieci bambini per ogni insegnante. I bambini amano lavorare tutti insieme, senza distinzione né di età né di esperienza nella pratica dello yoga. Ovviamente richiedo abbigliamento comodo e un telo o asciugamano personale, che diventerà un po’ la loro «coperta di Linus» per lo yoga. Si lavora sempre nel rispetto della struttura fisica dei bambini.

 

I bambini assumono con facilità e naturalezza
 la posizione del loto

Nella lezione introduttiva, in cerchio, l’insegnante e ogni singolo bambino si presentano. L’insegnante poi spiega che cos’è lo yoga. E propone ai bambini, che accettano con entusiasmo, la creazione del cartellone “Lo Yoga è”, che ci accompagnerà durante tutto il corso e su cui i bambini scriveranno di volta in volta a piacere quello che lo yoga è per loro, secondo la loro personale esperienza. Ciò è molto utile non solo a loro, ma soprattutto a noi perché i bambini sono i migliori maestri che l’insegnante di yoga possa desiderare.

Nel discorso introduttivo sullo yoga spiego dove nasce (mappamondo o planisfero), chi lo ha inventato, quando e perché, e l’importanza della trasmissione da maestro ad allievo (questo insegna la disciplina) e che lo yoga va visto come un gioco per crescere bene.

Negli incontri successivi, richiedo qualche minuto per sistemarsi ed entrare nello spirito della lezione, che è un momento diverso dal resto della giornata e della settimana. Poi propongo di fare attenzione al respiro e di salutarci con il canto di tre OM. A questo punto, preparazione del corpo agli âsana attraverso giochi ed esercizi dinamici (si scaricano le tensioni fisiche e mentali). Spiegazione, dimostrazione pratica delle singole posizioni ed eventuale ripasso di quelle già imparate (magari attraverso l’invenzione da parte dell’insegnante o dei bambini di una Favola che le elenchi). Di solito le posizioni sono mantenute poco nella staticità, solo qualche istante. E’ prevista un’eventuale pratica a coppie, molto amata dai bambini, e scambio di massaggio. Ritorno al respiro e cenni di prânâyâma. Conclusione della lezione con rilassamento o visualizzazione o trâtaka o lettura di testi che riguardano la cultura indiana in generale e lo yoga in particolare (eventuale uso di materiale esplicativo). Saluto finale e ringraziamento con il canto di tre OM.

 

Due giovani yogin eseguono 
ushtra-âsana (il cammello)

In conclusione, grazie al gioco e all’esecuzione consapevole di esercizi fisici, respiratori e mentali (come uso della fantasia, visualizzazioni guidate, ecc.), i bambini non solo si divertiranno e si rilasseranno, ma si accorgeranno anche di riuscire a fare meglio tante cose che fanno parte della loro realtà quotidiana (studiare, correre, dormire). Insomma, l’Amico Yoga, come hanno imparato a chiamarlo, li aiuterà a vivere meglio con se stessi e con gli altri.

   

   

NEL PAESE DEGLI ÂSANA

In questo esempio di lezione pratica, attraverso il racconto di una favola da parte dell’insegnante, avviene il ripasso di alcune posizioni fatte durante il corso.

C’era una volta, in India, un paese ai piedi delle montagne (tada-âsana o parvata-âsana) interamente costruito su vecchi e grandissimi alberi (vriksha-âsana). Gli abitanti di questa affascinante comunità non erano uomini, ma scimmie (hanuman-âsana). Vivevano e lavoravano in pace fra di loro e anche con gli altri animali della foresta, con cui erano addirittura amici. I compagni di avventure di Omar, una giovane scimmietta di 8 anni, erano Simba, un cane (shvâna-âsana) col pelo bianco e nero, e Esse, una piccola cobra (bhujanga-âsana) molto dolce; insieme scorrazzavano per prati e boschi e non erano mai stanchi di giocare. Un giorno fecero una lunga passeggiata e si spinsero fino al fiume. Qui dopo essersi costruiti una solida barca (nâv-âsana) di legno e averla buttata in acqua, cominciarono a perlustrare la zona. A un certo punto trovarono una insenatura talmente bella che decisero di fermarsi. L’acqua scorreva tranquilla ed era così trasparente che i tre amici potevano vedere nuotare i pesci (matsya-âsana) sotto la superficie. Vicino alle sponde c’erano enormi fiori di loto (padma-âsana) dal profumo inebriante. Simba decise di coglierne uno da portare in regalo alla sua mamma, ma quando si avvicinò si accorse che sopra una delle sue foglie (dhârmika-âsana) sedeva una buffa rana (mandûka-âsana) di colore verde brillante, che un po’ spaventata si presentò gracidando: “Ciao a tutti, io mi chiamo Trolly!” e tutti risero per lo strano modo in cui parlava. Così i nostri amici si ritrovarono in quattro e ancora più felici proseguirono il loro avventuroso viaggio. Discesero il fiume fino a quando il loro cammino non venne sbarrato da uno dei tre pilastri di un immenso ponte (setubandha-âsana). Niente di grave, se non che proprio in questo posto viveva un temutissimo coccodrillo (makara-âsana) dalle dimensioni enormi, che non si fece attendere, riemerse dall’acqua dove si era nascosto e si diresse minaccioso verso i nostri simpatici cuccioli. Provarono a difendersi con un bastone (danda-âsana), ma non c’era niente da fare, l’unica soluzione rimasta sembrava essere quella di scappare il più velocemente possibile. Ma ecco un aiuto arrivare dal cielo: un immenso uccello si precipitò su di loro e, afferrandoli con il becco e con le zampe, li salvo della sgrinfie del coccodrillo. Che sorpresa, era la loro amica aquila (garuda-âsana)! Sorvolarono leggeri tutto il fiume e avrebbero continuato ancora a volare, ma il cielo si era fatto nero e minaccioso e si intravedevano i primi fulmini (vajra-âsana) all’orizzonte. Che avventura, ma che stanchezza ora! La giornata stava per concludersi perché cominciava a fare buio ed era ora per i nostri amici di tornare dalle loro famiglie. Per fortuna che li aspettava una casa accogliente, illuminata da candele (sarvânga-âsana) e riscaldata da un bel fuoco.

   


Elisabetta Porta, laureata in Lettere, pratica yoga da 10 anni e lo insegna da 5 a bambini e adulti. Diplomata Asyco, ha fondato, con Enrica Colombo, l’Associazione Yoga-lila, che ha come scopo l’insegnamento dello Yoga attraverso allegria, creatività e gioco.  

   

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