Aurelia Debenedetti 

Flessuoso come un cobra

Simbolismo e pratica di bhujanga-âsana

   


Lingue di fuoco nel vento,
piante serpeggianti sulla terra,
rivoli d’acqua sinuosi,
saette zigzaganti del lampo!
Agni ha cacciato il veleno,
ha respinto il veleno verso il morso.
Il serpente nemico è vinto. Incantesimo foriero di prosperità.

Atharva Veda, X, 4, 21-26

Vishnu in yoganidrâ sulle spire
del serpente Ananta

 

Una delle più conosciute posizioni proposte dallo yoga è nota come la postura del cobra. Vi sono tuttavia altre posizioni minori o varianti chiamate posizioni di serpente. Tutte devono essere insegnate con grande competenza poiché, se eseguite nel modo corretto, rinforzano la muscolatura della schiena e sono per questa ragione raccomandate dai medici indiani, se eseguite in modo forzato possono, invece, lasciare contratture. Tale ambivalenza è per il praticante e il ricercatore uno stimolo a ricercare la posizione corretta nella quale sono perfettamente modulati e compresenti il giusto impegno e il giusto abbandono che producono armonia fisica e mentale. La postura del cobra, in sanscrito bhujanga-âsana, richiede grande concentrazione e quando essa è eseguita in modo completo anche sul piano mentale non è più definita posizione, cioè âsana, bensì mudrâ. In questo caso il termine mudrâ indica una postura capace di produrre un campo mentale concentrato e meditativo. Non è questa la sede in cui si può effettivamente proporre un insegnamento pratico poiché esso, secondo la tradizione indiana, viene impartito verbalmente e solo se richiesto. In questa sede vorrei soltanto fare un cenno a qualche significato culturale e simbolico delle posizioni che si ricollegano alla figura del serpente.

Bhujanga-âsana, la posizione del cobra

In occidente il serpente è poco diffuso in natura, lo si vede solo eccezionalmente e suscita quasi universalmente terrore e ribrezzo. Dal punto di vista culturale siamo profondamente quanto inconsapevolmente influenzati dal racconto del Genesi in cui la perfida astuzia del rettile indusse in fatale tentazione ed errore la prima coppia umana che, cacciata dall’Eden, sarà condannata a condurre la vita di comuni mortali alla quale siamo avvezzi. Il serpente che ha raggirato e indotto i nostri progenitori ad "andare raminghi" in cerca della sicurezza che ci era stata data nel giardino ormai perduto mantiene per l’occidente soltanto la valenza minacciosa. Soltanto chi scandaglia il mondo del sottile ed è disposto a guardare al di là delle prime apparenze vede il valore dei simboli che sono il collegamento tra la realtà tangibile e i significati, tra la realtà percepita dai sensi e quella rielaborata dalla mente. Jung riteneva che il serpente fosse il simbolo dello psichismo oscuro e rappresentasse ciò che è raro, incomprensibile, misterioso. Se si situa l’uomo al termine di un lungo sforzo di evoluzione genetica, il serpente, freddo, senza zampe, né peli, né piume, si situa al capo opposto, in un certo senso, rispetto all’uomo, complementare e rivale. L’uomo mantiene in sé la traccia genetica del rivale nelle parti di sé che la ragione controlla meno. René Guénon osservava che i Caldei avevano una parola sola per indicare sia "vita" che "serpente" e quest’ultimo, nella sua forma visibile era il simbolo delle oscure forze della natura che dal substrato freddo, liquido, sotterraneo del buio primigenio avevano fatto scaturire la vita. La tradizione indiana dice che il custode dell’energia di vita è un serpente femmina chiamata Kundalinî (che significa arrotolata) addormentata e silente alla base dell’uomo, simbolicamente la base della colonna vertebrale, ed è compito dell’uomo evolversi e portare avanti la sua ricerca affinché il serpente si animi e si erga in modo da render l’uomo consapevole in tutte le sue potenzialità. Nel macrocosmo l’omologo di Kundalinî è il serpente Ananta che è la base e l’asse del mondo. Con la perfetta simmetria delle sue sinuose curve imitate in ogni danza rituale rappresenta la massima elasticità e la massima forza, è il guardiano del nadir e sostiene il mondo assicurandogli stabilità ed equilibrio. In virtù di questa sua capacità di integrare gli opposti rappresenta la saggezza. La mitologia indiana raffigura Vishnu, la divinità che conserva tutto il creato, mentre si riposa e dorme fiducioso (in yoganidrâ) sdraiato su un serpente).

VARIANTI DI BHUJANGA-ÂSANA

Bhujanga-âsana

La pratica dello yoga prende in considerazione tutti gli aspetti dell’uomo e considera il corpo fisico come l’utile e indispensabile supporto di tutti gli strati sottili. L’anima percorre il suo cammino evolutivo appoggiandosi al corpo. La colonna vertebrale è indispensabile per sostenere il corpo e dispone della forma serpentina. La posizione del cobra, dal punto di vista fisico, ha la funzione di rafforzare le catene muscolari che sostengono la colonna e allo stesso tempo di favorire la flessibilità della colonna. La pratica fisica richiede che nessuno sforzo ricada sulla colonna vertebrale mentre, invece, le catene muscolari devono essere sollecitate in modo adeguato e corretto. La base della posizione è data da un’energica retroversione del bacino che, insieme alla perfetta tensione delle gambe e dei glutei, consente di costruire la base dalla quale il "serpente" si erge verso l’alto. Le mani non rappresentano un sostegno, piuttosto la posizione delle braccia permette di avvicinare i gomiti dietro il dorso in modo da coinvolgere anche la muscolatura dorsale in un lavoro di tonificazione delle catene muscolari dorsali. Le posture dello yoga, se eseguite in modo perfetto, vale a dire in modo esente da sforzi, potrebbero, in teoria, essere eseguite senza preparazione, né integrazioni successive. Tuttavia in molti casi il desiderio di fare si traduce in eccesso di zelo, perciò è opportuno far seguire una posizione complementare che attenui gli eventuali effetti troppo accentuati. Una possibilità è proposta dalla figura sottostante.

Posizione complementare a
bhujanga-âsana 

   


Aurelia Debenedetti vive a Milano. Fa parte di Yogakshemam, scuola di Yoga Tradizionale, Filosofia Orientale e Ayurveda diretta da Sri T.K. Sribhashyam e ne traduce e distribuisce la pubblicazione interna. Tiene corsi e incontri di Yoga, Âyurveda e filosofia orientale prestando la sua opera per il centro culturale Rosetum, via Pisanello 1, Milano. Per comunicazioni e informazioni tel e fax 0248201376, aureliadebe@libero.it

  

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