Monica Simionato 

La comunicazione e il velo di Mâyâ

Che cosa hanno in comune una disciplina occidentale e l’illusorietà del mondo?

   


   

L'abbraccio: un eccellente modo di comunicare...

Fin da quando ho cominciato ad interessarmi allo yoga e a praticarlo mi ha incuriosito l’etimologia della parola sanscrita: yoga significa unione, lo sappiamo tutti no? Ma unione con cosa? E qui i ricercatori spirituali si dividono: unione di mente, corpo e spirito oppure unione con il Divino. E se fosse tutto e ancora di più? A me piace pensare che yoga sia da intendersi ogni giorno e sia l’unione di tutto: del bene e del male e, senza essere troppo filosofici, anche l’unione dell’esperienza occidentale con quella orientale. È per questo motivo che io personalmente approdo alla psicologia e alla comunicazione, in particolare. La saggezza dello yoga rientra in quella occidentale, e viene apprezzata dalla psicologia/sociologia. Grazie allo studio e alla pratica delle dinamiche comportamentali possiamo capire cosa scatta quando due persone litigano, quando due persone si arrabbiano, quando siamo noi stessi di malumore e sovente non sappiamo neppure perché. Lo studio delle relazioni tra le persone, delle loro dinamiche di comportamento, ci aiutano a chiarire meglio il concetto di mâyâ. Cos’è mâyâ, cos’è questo velo dell’illusione?

Chi ha partecipato agli incontri per futuri insegnanti di yoga, che ho tenuto all’Asyco ha sperimentato che ciascuno di noi, di fronte a uno stesso evento può avere pensieri molto differenti su quello che ha visto accadere proprio davanti ai suoi occhi. Per arrivare a questo concetto ho consegnato a due volontari due bigliettini che recavano scritto cosa le persone avrebbero dovuto mimare, in assoluto silenzio per qualche minuto. Le persone dovevano “non comunicare nulla”. Ciascuno dei due ha messo in pratica l’azione facendo quello che credeva corrispondesse al “non comunicare nulla”: voi come avreste realizzato quest’azione?

Uso questo stratagemma anche per le mie lezioni in Università o con i manager: è un espediente divertente che fa capire subito una delle leggi fondamentali della Comunicazione, ovvero che è impossibile non comunicare perché ogni nostro comportamento comunica qualcosa. La lettura che ne fanno gli interlocutori dipende dal loro vissuto, dalle loro esperienze personali, dalla loro educazione e cultura. Anche se stiamo fermi immobili come una statua stiamo comunque trasmettendo qualcosa agli altri: e chi si relaziona con noi a sua volta ha mille interpretazioni da dire e da pensare. Ecco come si origina l’illusione e come il velo di mâyâ ci obnubila la vista e i pensieri. E ciascuno di noi sa dai pensieri si originano anche le nostre azioni. Allora possiamo facilmente spiegarci come una nostra azione può essere fraintesa dal nostro collega di lavoro o da nostro marito/moglie/figlio. Così come può essere fraintesa una nostra frase, un nostro agire da chi ci vede dall’esterno ma non sa quali motivazioni intrinseche abbiamo. E anche se le conoscesse, la sua esperienza, diversa da quella di chi agisce, lo porterebbe a non capirne/coglierne lo stesso valore. Ecco che da queste situazioni si origina un caos generale di pensieri e azioni. Il tutto è mâyâ. E grazie alla scienza che studia la Comunicazione e le dinamiche delle persone siamo riusciti a coglierne l’esempio pratico. Penso che davvero il Sapere occidentale ci aiuti a capire meglio i concetti orientali e quindi a capire quello che leggiamo sui giornali o vediamo in tv. O senza andare troppo lontano: quello che succede in casa nostra. E forse a valicare, per qualche secondo almeno, il velo di mâyâ. Lo yoga ci aiuta a prendere consapevolezza, con gli âsana, con la lettura dei testi sacri, con la meditazione. Ma ci sono altrettanti mezzi occidentali che ci danno una spinta nella stessa direzione: il pensare a quello che succede (o ci succede), discuterne con altre persone, metterlo per iscritto, rifletterci sopra e sentire cosa ci dice la nostra pancia! Queste strategie ci aiutano a raggiungere la consapevolezza: la parola “tecnica” è insight, che in inglese significa illuminazione (c’è sicuramente un legame con lo yoga!).

Anche la comunicazione tra insegnante e allievo 
può rivelarsi problematica.

   

Allora invece di compatirci, pensare che siccome siamo velati da mâyâ allora la vita sulla Terra è imperfetta, pensare di essere lontani dal Divino e magari pensare di essere brutti e sporchi e cattivi, leggiamo questo passo magnifico di Krishnamurti:

“Se voi volete vivere in questo modo superficiale – ed è quello che vuole la maggior parte della gente – continuate pure a dire, anche se deplorate la violenza, non ci sarà mai un mondo migliore. Ma in questo caso tra voi e me non ci sarà alcun mezzo di comunicazione, perché vi siete autobloccati. Se invece pensate che si possa vivere altrimenti, allora potremmo comunicare (…). Credete di essere molto seri quando dite che se il resto della gente non si dispone in modo risoluto verso la soluzione del problema, allora neppure voi potrete farci niente? Per quel che mi riguarda, non mi interessano gli altri. Affronto questa questione con il più profondo interesse. Non sono certo io il guardiano di mio fratello (…)”.

Un inno all’azione e all’ottimismo. Ciascuno di noi può fare tanto. Può almeno dubitare…

   


Monica Simionato integra il sapere occidentale con quello dello yoga per arrivare a una sintesi, nel pieno significato della parola "yoga". Docente di Comunicazione Aziendale all'Università di Torino, insegnante di yoga, tiene seminari di Comunicazione e dinamiche relazionali per aziende, in Italia e all'estero.

  

Torna su

 


Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione del testo in qualsiasi forma senza permesso dell’editore, salvo nel caso di citazioni o di recensioni, purché quanto in esse riportato sia conforme all’originale e se ne citi la fonte.

Magnanelli Edizioni

Via Malta, 36/14 - 10141 Torino

Tel. 011-3821049 - Fax 011-3821196