Alberto Stipo

Il respiro dell'āsana

Numerosi aspetti legano le fasi di ciascuna postura e la respirazione

   


Il rapporto fra āsana e respiro puņ essere considerato sotto diversi punti di vista. Un primo punto riguarda i movimenti per assumere l'āsana e per scioglierlo. In certi casi conviene entrare in posizione inspirando e uscirne espirando, in altri il contrario, poiché il movimento respiratorio e quello del corpo si aiutano a vicenda. Ad esempio č pił facile ottenere un raddrizzamento inspirando, essendo questa la fase di maggiore tonicitą, e un allungamento in avanti espirando. D'altra parte eseguire una posizione inspirando potrebbe essere protettivo per certe articolazioni, evitando la forzatura del piegamento. Cosģ puņ accadere che in scuole diverse si consiglino maniere diverse di respirare per realizzare la stessa posizione. Personalmente ritengo che spesso si presti eccessiva attenzione a questo problema. Ad esempio nell'esecuzione di ardhachandra-āsana, la posizione a mezzaluna (fig. 1), si prescrive abitualmente di sollevare il braccio inspirando e di piegarsi espirando. Si potrebbe d'altra parte abbandonarsi lateralmente dopo avere sistemato la posizione di partenza col braccio alzato senza curarsi troppo del respiro, sentendo che il piegamento si perfeziona nel tempo, mentre il metodo precedentemente descritto puņ dare l'impressione che si debba obbligatoriamente arrivare all'estensione massima con in solo respiro. Analoghe considerazioni si possono fare in molti altri casi. Questo argomento sarą ripreso pił avanti.

In altri casi il coordinamento col respiro č essenziale, specialmente per le pratiche dinamiche, come nel caso di vyāghra-āsana, posizione della tigre (fig. 2 e 3), in cui sarebbe evidentemente molto sgradevole eseguire l'inarcamento del dorso inspirando o quello del torace espirando.

Fig. 1

Fig. 2

Fig. 3

Come secondo punto, una volta assunto l'āsana, il respiro puņ essere il pił spontaneo oggetto di concentrazione durante il mantenimento. Il lasciare l'attenzione su di esso aiuta a ridurre il flusso dei pensieri e a controllare la mente, realizzando una caratteristica tipica del metodo yoga, quella di partire dal corpo per poi trascenderlo. Č infatti discutibile la distinzione fra yoga fisico e yoga mentale, che si sente spesso fare. In alcune scuole si usa anche eseguire un vero e proprio prānāyāma, particolarmente ujjāyī, durante il mantenimento.

Un punto essenziale per la preparazione del prānāyāma riguarda il fatto che in ogni āsana č favorita l'espansione del respiro in una data parte dell'apparato respiratorio e che ciņ ha un effetto di miglioramento del respiro spontaneo anche in un tempo successivo all'esecuzione della posizione. Nel gią citato ardhachandra-āsana il respiro si intensifica nel lato convesso; in cui le costole si aprono a ventaglio, e dopo l'esecuzione ci si accorge che quel lato č molto pił elastico e sciolto, e il respiro vi si espande pił liberamente. Per ottenere questo č importante che l'āsana venga eseguito con spontaneitą, lasciando che le parti muscolari interessate si allunghino man mano che procede il mantenimento; tenendo su di esse l'attenzione e rilassandole, invece di forzare la posizione "decidendo" fin dove deve arrivare il piegamento fin dal primo istante, come accennato sopra. Ogni forzatura porta invece a irrigidire e accorciare la muscolatura. Č facile osservare, forzando eccessivamente il piegamento di ardhachandra-asana, che il movimento delle costole del lato convesso tende a bloccarsi. Analoghe considerazioni si possono fare per gli altri āsana.

   

Sulla base delle precedenti considerazioni, propongo qui di seguito una breve sequenza di āsana di esecuzione molto semplice, destinati ad allungare le principali parti muscolari che intervengono nel processo respiratorio e a preparare nel modo migliore il prānāyāma. Essendo composta tutta di posizioni in piedi, la serie si presta a essere eseguita brevemente anche in momenti diversi dalla pratica di palestra; a scopo di scioglimento e di sblocco.

- ardhachandra-āsana, estensione laterale in entrambi i lati (fig. 1)

- hastauttana-āsana, estensione all'indietro (fig. 4)

- padahasta-āsana, estensione della parte posteriore del tronco (fig. 5)

- parshvakona-āsana, estensione posteriore con torsione (fig. 6)

Dopo aver eseguito ciascuna di tali posizioni, si puņ avvertire che una sempre maggiore superficie laterale dell'apparato respiratorio, che si puņ schematizzare come un cilindro, appare pił elastica e riceve facilmente il respiro, poiché la sua espansione non deve vincere l'ostacolo delle abituali rigiditą, presenti inconsapevolmente nella muscolatura.

Naturalmente, avendone il tempo e la possibilitą, molti altri asana sono utili. Ad esempio pascimottāna-āsana, l'allungamento in avanti in posizione seduta (fig. 7) aumenta l'allungamento posteriore, mentre ushtra-āsana, la posizione del cammello (fig. 8) aumenta quello anteriore. Osservo a questo proposito che benché in ogni posizione il respiro sia pił espanso in una data zona del corpo, in quella opposta non deve essere bloccato. Alcune persone, ad esempio, hanno tendenza a irrigidire l'addome in pascimottāna-āsana. Se questo avvenisse l'āsana diverrebbe una costrizione e una limitazione energetica, anziché un mezzo di evoluzione.

Fig. 4 Fig. 5 Fig. 6 Fig. 7 Fig. 8

   


Alberto Stipo si dedica da oltre 20 anni all’insegnamento dello yoga, sia dal punto di vista evolutivo, sia da quello delle applicazioni terapeutiche, seguendo il principio dell’adattamento della pratica alla persona. Ha pubblicato Il respiro: spontaneitą e controllo (1997), La colonna vertebrale: scioltezza e benessere (1999), Il libro completo delle tecniche yoga (2001), Progredire nello yoga (2005).

  

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