Aurelia Debenedetti 

Nei segreti dei triangoli

Trikona-âsana aiuta a scoprire il significato nascosto di questa figura geometrica

   


Gli âsana prendono spesso spunto dagli atteggiamenti degli animali. In tal caso le posture hanno il nome degli animali che le ispirano e saranno volte a sviluppare forza, flessibilità, prontezza, scioltezza o, comunque, quelle caratteristiche che sono patrimonio degli animali presi in considerazione, naturalmente per quanto possibile e utile all’uomo. Talvolta i nomi delle posizioni portano il nome di antichi saggi o maestri, o di personaggi della mitologia e delle scienze indiane. Oppure ne implicano la descrizione dal punto di vista geometrico.

È forse utile ricordare che, sin dal primo sguardo, le immagini sacre indiane ci appaiono gremite di particolari. Lo scopo di questa abbondanza di dettagli dal significato simbolico è di catturare l’attenzione dell’osservatore il cui sguardo si lega alle figure trascinato da un particolare all’altro ed è indotto inconsciamente a riflettere sulle caratteristiche del personaggio sacro ritratto. Ciò che occupa la mente crea spontaneamente stati d’animo che coloreranno gli atteggiamenti e avranno riflessi concreti nella vita, perciò si può dire che si tende a realizzare nella vita le qualità su cui si riflette o si è indotti a riflettere.

In molti casi le posture hanno un valore sottilmente simbolico per indurre il praticante a realizzare le qualità e le virtù del personaggio e del simbolo evocato. L’effetto potrà essere sostenuto da un apporto consapevole quando il praticante conosce le qualità del personaggio che si auspica stimolare in lui. Invece l’influsso si produrrà inconsapevolmente quando la postura riproduce un simbolo universale o un archetipo che appartiene al patrimonio inconscio della storia umana e che, per questa ragione, travalica ogni barriera legata alle diverse civiltà e conoscenze individuali.

Ciascuna postura ha quindi, da un lato, un significato oggettivo, vale a dire produce effetti fisici facilmente individuabili, d’altro canto comporterà anche effetti più sottili, sia di carattere psicologico sia legati alle energie che ci guidano e sostengono nella nostra vita. Tali effetti si scoprono con la pratica, ma si possono anche dedurre prendendo in esame i simboli che sono sottointesi nelle posizioni.

La pratica dello hatha-yoga conta varie posizioni note come triangoli. La più parte di esse è accessibile a tutti e di facile esecuzione. È utile ricordare che questa disciplina prescrive che ciascuno pratichi con intensità e attenzione, ma senza forzare, senza emulare altri, né mettersi in competizione. Contrariamente a ciò che avviene in altre discipline, nello Yoga la strada non va dal facile verso il difficile ma, come diceva Gérard Blitz, "dal grossolano verso il sottile", cioè da una percezione più grezza a una più acuta. La precisione delle tecniche è importante, ma la loro efficacia è anche legata allo spirito, all’atteggiamento mentale con cui se ne fa uso e che si riassume di solito con la definizione di concentrazione.

Dal punto di vista dell’esercizio pratico tutte le posizioni di triangolo, da un lato, esercitano la scioltezza delle gambe, dall’altro sono posizioni molto forti, vale a dire posture in cui gambe e braccia sono molto tese come se fossero antenne che collegano il centro della posizione con la terra e il cielo come se venissero convogliate verso il centro le forze celesti e quelle della terra.

   

Le posizioni a triangolo

Le posizioni iniziali di triangolo possono essere eseguite in sequenza concatenata, quelle più complesse possono anche essere precedute da una fase di rilassamento preparatorio e seguite da una fase di ascolto che individua l’eco della posizione che si sfuma e gli effetti che rimangono. Dal punto di vista della pratica, tutte le posizioni di triangolo esercitano da un lato la scioltezza delle gambe, dall’altro sono posizioni molto forti, vale a dire si tratta di posture in cui gambe e braccia sono molto tese come se fossero antenne che collegano il centro della posizione con la Terra e il Cielo, in modo da convogliare verso il centro Il praticante) le forze celesti e quelle terrestri.

In tutte le posture di questa famiglia il basso ventre è mantenuto verso l’interno, il mento è rientrato e le spalle sono ben abbassate in modo da poter tendere al massimo le braccia. L’impegno fisico non deve frenare la respirazione, che deve essere naturale ma ampia e profonda. Queste posture migliorano la tonicità degli arti e favoriscono la circolazione. Se eseguite con respirazione ampia e profonda, infondono sicurezza, determinazione ed equilibrio. Sono utili all’inizio della seduta e come tutte le posizioni energiche in cui vi è un impegno consapevole e allo stesso tempo controllato della forza muscolare, facilitano il rilassamento successivo per effetto di opposizione.

 

Le varie posture

Il triangolo più semplice è costituito dalla posizione in piedi con le braccia lungo i fianchi e i piedi leggermente divaricati e paralleli con il peso equilibratamente distribuito sui due piedi. Si chiama samasthiti, che significa posizione equilibrata (fig. 1). Se vista in prospettiva o in controluce, questa postura indica subito che il corpo disegna un triangolo isoscele: la base è costituita dal segmento che va da un piede all’altro e il vertice è rappresentato dalla sommità del capo.

Se si portano le braccia tese verso l’alto e si congiungono le palme delle mani, si ottiene un altro triangolo con la stessa base, ma con la punta delle dita delle mani come vertice. Se da questa posizione ci si porta sulle punte dei piedi e si resta in equilibrio respirando profondamente si esegue tâda-âsana classico (fig. 2). Il termine significa "posizione del tronco" oppure, secondo l’interpretazione di alcune scuole, "posizione della montagna". Poiché la postura implica che tutto il corpo sia proteso verso l’alto e allo stesso tempo solidamente ancorato al suolo per mantenere l’equilibrio, se ne può dedurre che si esercita la stabilità che è una caratteristica dell’elemento Terra e allo stesso tempo ci si estende verso il Cielo, vale a dire verso tutto l’insieme degli elementi sottili e trascendenti che, secondo i principi enunciati sia dall’Âyurveda sia dal Sâmkhya, sono molto più potenti di ciò che è realtà tangibile.

La prima posizione che porta formalmente il nome di triangolo è uttitha-trikona-âsana (triangolo in piedi, fig. 3). Si parte con i piedi divaricati, braccia in orizzontale, si volta il piede sinistro verso l’esterno, si inspira e espirando si porta la mano sinistra a terra a lato del piede sinistro. Dopo essere rimasti in posizione eseguendo alcune ampie respirazioni, si ritorna alla posizione di partenza inspirando. Si ripete la posizione orientati a destra (fig. 4). Si possono ascoltarne gli effetti in piedi oppure in shava-âsana), la posizione di rilassamento sdraiati sul dorso.

Il secondo triangolo classico, vale a dire parivritta-trikona-âsana (triangolo in torsione), è analogo al precedente, ma eseguito appunto in torsione (fig. 5). Si parte con i piedi divaricati, braccia in orizzontale, si volta il piede sinistro verso l’esterno, si inspira e espirando si porta la mano destra a terra a lato del piede sinistro. Dopo essere rimasti in posizione eseguendo alcune ampie respirazioni, si ritorna alla posizione di partenza inspirando. Si ripete la posizione orientati a destra, e dunque portando a terra la mano sinistra a lato del piede destro. Se ne possono ascoltare gli effetti in piedi oppure in shava-âsana.

Fig. 1 Fig. 2 Fig. 3 Fig. 4 Fig. 5

Nel terzo triangolo classico, uttitha-pârshva-kona-âsana (angolo con un lato in piedi), una gamba è piegata e la sequenza sarà analoga a quella del triangolo in piedi, cioè con la mano a lato del piede corrispondente. La gamba tesa, il torace e il braccio saranno mantenuti sulla stessa linea, con il viso rivolto verso l'alto (fig. 6 e 7).

La stessa posizione (che assomiglia all'affondo della scherma) dispone della variante in torsione parivritta-parshva-kona-âsana (angolo in torsione con un lato in piedi). Quindi la mano sarà posta a terra a lato del piede opposto. La gamba tesa, il torace e il braccio saranno mantenuti sulla stessa linea, con il viso rivolto verso l'alto (fig. 8).

Le varianti in torsione sono più impegnative, ma esercitano la colonna vertebrale e influiscono positivamente sugli organi dell’apparato digerente.

Il triangolo conclusivo può essere semicapovolto prasârita-padottana-âsana (posizione di allungamento delle gambe). Dalla posizione eretta a gambe allargate, si pongono le mani sui fianchi, poi espirando ci si piega in avanti e si poggiano le palme delle mani sul pavimento tra i piedi, il viso è decisamente rivolto in avanti. I più esperti, dopo aver piegato i gomiti, potranno toccare terra anche con il capo. Ovviamente questa posizione richiede molta cautela nell'esecuzione (fig. 9). Successivamente si torna alla posizione in piedi, avendo cura di srotolare la colonna gradualmente dal basso verso l’alto sollevando il capo per ultimo, portando le braccia in alto e per lato lungo i fianchi. Si conclude poi in posizione sdraiata al fine di perfezionare il rilassamento e l’ascolto di sé.

Fig. 6 Fig. 7
Fig. 8 Fig. 9

  

SIMBOLOGIA DEL TRIANGOLO

Il triangolo è la prima figura geometrica chiusa, formata da due linee che da un lato si incontrano mentre nell’altra direzione continuerebbero all’infinito se non intervenisse una terza linea a collegarle. Il triangolo contiene quindi il simbolo dei due opposti la cui inconciliabilità è superata e risolta dal terzo segmento. Il triangolo con la cuspide rivolta verso l’alto rappresenta tutto ciò che sale dal basso verso l’alto. È anche il simbolo del fuoco, del calore e dell'elemento maschile. Una torcia, anche se orientata verso il basso, svilupperà sempre una fiamma rivolta verso l’alto. La cosmogonia descritta dai Veda dice che il primo atto del Creatore fu la produzione di agni, il fuoco cosmico che dà origine alla luce. Non a caso anche nella Bibbia la creazione comincia con la luce. Il triangolo con cuspide verso l’alto è anche il simbolo della molteplicità che tende a fondersi nell’uno. Nella tradizione tantrica è spesso rappresentato come il linga, il simbolo dell’elemento maschile, la fonte dell’energia di vita.

Il triangolo orientato verso il basso rappresenta tutto ciò che scende dall’alto verso il basso. Rappresenta l’acqua, l’umido, il fresco, l’elemento femminile.

Quando si sovrappongono, i due triangoli rappresentano il macrocosmo, la perfezione dell’universo nel quale ciò che è in basso è legato a ciò che è in alto e viceversa e i quattro punti cardinali sono collegati. È il sigillo di Salomone e il simbolo del chakra centrale.

Ogni figura geometrica può essere divisa in triangoli se si tracciano delle linee dal centro della figura verso gli angoli. Presso i Maya il triangolo era il glifo sia del raggio del sole sia del germe del mais ed era perciò simbolo di fecondità. Per i pitagorici e le scuole alchemiche era il simbolo del fuoco e anche del cuore. Il triangolo con la punta verso l’alto e quello con la punta verso il basso erano visti come l’uno il riflesso dell’altro, equivalenti il primo alla montagna e l’altro alla caverna, simboli rispettivamente della natura divina e della natura umana. La quarta lettera dell’alfabeto greco maiuscolo, la delta, è un triangolo. Esso fu utilizzato dalla tradizione massonica e fu definito sublime quando il vertice era di trentasei gradi e i due angoli di base di settantadue. Secondo questa tradizione il triangolo equilatero simboleggia l’elemento Terra, il triangolo rettangolo rappresenta l’Acqua, l’isoscele il Fuoco e lo scaleno l’Aria. Ogni triangolo richiama comunque il numero tre, simbolo della compenetrazione di passato, presente e futuro, oppure di nascita, maturità e morte: il ciclo perfetto nel corso del quale uno spirito si evolve.

   


Aurelia Debenedetti vive a Milano. Fa parte di Yogakshemam, scuola di Yoga Tradizionale, Filosofia Orientale e Ayurveda diretta da Sri T.K. Sribhashyam e ne traduce e distribuisce la pubblicazione interna. Tiene corsi e incontri di Yoga, Âyurveda e filosofia orientale prestando la sua opera per il centro culturale Rosetum, via Pisanello 1, Milano. Per comunicazioni e informazioni tel e fax 0248201376, aureliadebe@libero.it

  

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