Giuseppe Baroetto 

Il tesoro della coscienza

Ati Rimé, yoga della tradizione tantrica buddhista, simboleggia la natura ultima della realtà

   


Ati Rimé è il titolo di un testo tibetano su cui sto basando i miei corsi di yoga. Esso contiene le istruzioni fondamentali di un ciclo di insegnamenti tantrici incentrati sull'atiyoga, anche conosciuto in tibetano come zogcen (rdzogs chen). Questo particolare yoga contemplativo è sia la fase finale sia la via più elevata del tantrismo buddhista secondo la tradizione antica. Potrebbe essere equiparato all'advaita-vedânta di maestri come Ramana Maharshi e Nisargadatta o alla via "senza metodo" (anupâya) dello Shivaismo kashmiro.

La via diretta dell'atiyoga viene paragonata all'asse di una ruota, i cui raggi rappresentano le diverse vie graduali. Perciò Ati Rimé non solo indica la via finale, ma tiene conto anche delle principali modalità di realizzazione dell'unica meta tramite le altre vie, senza alcuna discriminazione religiosa. Questa caratteristica "non settaria" viene chiamata in tibetano rimé, che significa "senza confini". Pertanto Ati Rimé non richiede la conversione alla religione buddhista.

La finalità di Ati Rimé è unicamente la comprensione della propria vera natura originaria, che è la stessa in tutti gli esseri, ma si manifesta differentemente, dando origine a molteplici culture religiose. Tuttavia, siccome ogni spiritualità è espressione della medesima essenza primeva, innata in ogni essere umano, le differenti religioni sono accomunate da princìpi teorici e modalità pratiche universali. In accordo con la tradizione buddhista antica, Ati Rimé raggruppa tali aspetti teorici e pratici in nove vie o mezzi di realizzazione (yâna), che qui travalicano l'orizzonte culturale buddhista per aprirsi alle altre esperienze religiose.

L'apertura di Ati Rimé, oltre che filosofica, è soprattutto metodologica, perché invita all'effettiva esperienza personale e alla verifica concreta nella vita quotidiana. Affinché il lettore possa farsi un'idea di ciò che intendo, propongo in queste pagine un semplice esercizio di meditazione basato sul metodo dello yoga-tantra, il primo dei quattro sistemi di yoga (gli altri sono il mahâyoga, l'anuyoga e l'atiyoga).

La via dello yoga-tantra è la devozione (bhakti) alla divinità personale (ishta-devatâ) che, per i buddhisti tantrici, può essere uno dei cinque buddha principali o degli innumerevoli bodhisattva loro emanazioni (la tradizione antica conta 42 divinità pacifiche e 58 irate). Anche se queste entità derivano in gran parte dal mondo religioso hindu, tale matrice non viene più riconosciuta dai buddhisti ortodossi, che invece insistono nel sottolineare la radicale diversità tra le due religioni.

Attualmente chiunque intenda praticare gli insegnamenti dei tantra è tenuto, in via preliminare, a meditare sulla divinità Vajrasattva (esaltata come l'unione delle 100 divinità), immaginandola secondo i canoni iconografici formulati dai maestri buddhisti dell'India medioevale. Però, mancando la consapevolezza della sua connessione con la matrice hindu e, quindi, dell'intento originario, la meditazione su Vajrasattva spesso finisce per sviluppare nel praticante un sentimento di appartenenza religiosa e un'identificazione culturale da cui, invece, originariamente avrebbe dovuto liberare.

In Ati Rimé la figura di Vajrasattva è rappresentata da un corpo risplendente di luce bianca, privo di qualsiasi connotazione culturale e razziale. Esso non scaturisce da uno specifico simbolo religioso, ma da un archetipo universale come l'immagine di una stella. Inoltre, i raggi che irradiano dalla stella del proprio cuore non evocano la presenza dei particolari buddha e bodhisattva catalogati nei mandala buddhisti. I raggi della propria devozione irradiano nel cielo illimitato, raggiungendo le infinite stelle che simboleggiano universalmente tutti gli esseri illuminati, al di là di qualsiasi illusorio confine religioso. E quando i raggi ritornano nella stella del cuore, uniscono in quella le energie di tutte le altre stelle, affinché il praticante comprenda profondamente che la sua vera natura originaria è la stessa degli esseri più elevati, qualunque sia lo spazio e il tempo della loro manifestazione.

Grande vajra sulla collina di Svayambhunâth a Kathmandu

   

MEDITANDO TRA LE STELLE DELLA VITA

· Assumi una posizione comoda che ti permetta di tenere la schiena diritta.

· Rilassati profondamente, senza ritornare con la mente al passato, senza anticipare il futuro e senza giudicare il presente.

· Ora immagina che l'essenza del tuo io, il tuo senso di essere, si manifesti nel chakra del cuore assumendo l'aspetto di una stella bianca, molto luminosa.

· Visualizza il cielo stellato e riconosci in quelle stelle le presenze dei grandi esseri che hanno trasceso il samsâra. Tra quei luminari puoi notare le stelle dei tuoi maestri, le sacre entità cui tu sei devoto/a. Se vuoi, puoi riconoscerle.

· Adesso canta la OM più volte e immagina che la stella nel tuo petto irradi luce nello spazio, abbracciando in un baleno le grandi stelle del cielo. Ti senti connesso/a a quelle sacre presenze?

· Quando il tuo cuore canta con la tua voce, immagina che le stelle del cielo ti rispondano inviandoti la loro potente luce, ricca di infinite qualità: una doccia di raggi che piove su di te, purificando il tuo intero essere e potenziandolo con l'energia di tutti i grandi esseri.

· Quando il tuo corpo è trasformato in luce, canta ancora OM e lascia che quelle medesime stelle discendano su di te, fondendosi con la tua stella. Perché, in verità, voi siete uno!

· Ora rimani quieto/a nella luminosa consapevolezza del momento presente, senza immaginare né dire alcunché, e abbandonati tra le braccia sconfinate del vuoto spazio che tutto pervade e tutto trascende.

· Concludi pensando di offrire i benefici della tua meditazione a tutti gli esseri non ancora risvegliati. Poi alzati e lascia che il ricordo della stella nel tuo cuore illumini i tuoi passi sulle strade della vita.

   


Giuseppe Baroetto insegna l'atiyoga secondo il ciclo Ati Rimé presso il Centro Yoga Sadhana, via Vittorio Amedeo II, 16bis, Torino. Info: 011-9633936; giuseppe.baroetto@tele2.it.

  

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