| Simona Lucchini | ||
| La
posizione di Matsyendra Dedicata al primo yogin e guru dei guru, rappresenta l'essenza dello yoga |
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Immagine
tradizionale |
Il
termine sanscrito matsyendra-âsana
significa semplicemente «posizione di Matsyendra», che, come è noto, è il
protagonista della famosa leggenda sull’origine dello yoga.
Il dio
Shiva, vicino alla riva del mare, insegnava alla moglie, la dea Pârvatî, i
misteri e le pratiche dello yoga. Pârvatî, a un certo punto, forse stanca o
addirittura annoiata, si addormenta; ma c’è qualcuno che di nascosto continua
a seguire la spiegazione con grande interesse: è un pesce, che, concentrato e
immobile, impara lo yoga direttamente dalle labbra di Shiva.
Quando
Shiva si accorge della sua presenza, lo spruzza d’acqua e il pesce assume
immediatamente sembianza divina, diventando Matsyendra, il Signore dei Pesci (matsya
= «pesce», Indra = «signore»).
Con
questa trasformazione da pesce a yogin,
Matsyendra diventa il depositario e il messaggero della disciplina, il guru
dei guru, il maestro da cui parte l’ininterrotta catena di maestri che
avrà il compito di trasmettere lo hatha-yoga
nei secoli a venire.
I miti e
le leggende che raccontano di Matsyendra sono innumerevoli, ampiamente
distribuiti nel tempo e nello spazio, ma è proprio attraverso la leggenda dello
yoga che la tradizione antica conferisce un’importanza particolare alla figura
di questo maestro.
Matsyendra
è colui che ha ricevuto gli insegnamenti sullo yoga direttamente dalla bocca
della divinità. Matsyendra è il primo yogin
che sia mai esistito e che ha iniziato la diffusione dello yoga nel mondo.
Matsyendra è il maestro che ha saputo trasmettere fedelmente un cammino di
salvezza spirituale, che offre all’uomo la possibilità di spezzare le catene
dell’inesorabile ciclo di nascite e di rinascite, e di liberarsi dalla
sofferenza. Matsyendra è il guru dei guru
che attraverso la sua esperienza di trasformazione ha potuto trascendere la
condizione umana e diventare tutt’uno con il divino.
Nella
tradizione indiana mito e storia si fondono continuamente e tentare di
distinguerli è spesso impossibile. La figura di Matsyendra è soprattutto
leggendaria e le notizie storiche veramente attendibili sono scarse e spesso
contrastanti fra di loro. Autorevoli studiosi ritengono comunque che un maestro
di nome Matsyendra, o Matsyendranâtha, sia effettivamente esistito nel
lontano passato dell’India e lo collocano intorno all’XI secolo d.C. nella
parte nord-occidentale del continente.
Matsyendra
non è solo il primo yogin che sia mai
esistito, colui che ha imparato la dottrina direttamente da Shiva, ma è anche
il primo guru, che, come racconta
un’altra leggenda, ha avuto per discepolo Goraksha, il fondatore della prima
setta di hatha-yogin. E tra le 8400000
posizioni esposte da Shiva, Matsyendra ne sceglie una e la lega al suo nome,
segno dell’importanza di questo âsana a
rappresentare l’essenza profonda dello yoga.
Matsyendra-âsana,
nella sua esecuzione «completa» (pûrna-matsyendra-âsana),
si rivela come una posizione molto impegnativa (fig. 1, com’è descritta nella
Hathayoga-pradîpikâ): i praticanti
di hatha-yoga in grado di eseguirlo
correttamente sono pochissimi, soprattutto tra noi occidentali.
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| Fig. 1 |
Fig. 2 |
Fig 3. |
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| Fig. 4 | Fig. 5 | Fig. 6 |
Ardha:
«mezza» e accessibile
Come
alternativa è generalmente utilizzata ardha-matsyendra-âsana
(ardha = metà), una versione
semplificata che può essere affrontata dalla maggior parte dei praticanti (fig.
2 e 5). Vediamo come si esegue.
Portatevi
seduti con le gambe tese davanti a voi, i piedi uniti e la colonna allineata. Le
mani sono in appoggio alle ginocchia (fig. 3).
Portate
il piede destro a terra, al di là del ginocchio sinistro, piegando la gamba.
Piegate la gamba sinistra verso destra e appoggiate il tallone contro la natica
destra. Intrecciate le mani al ginocchio destro e, facendo forza con le braccia,
riprendete l’allineamento della colonna (fig. 4).
Cercate
di distribuire il peso del corpo egualmente fra i due glutei. Portate la
consapevolezza al respiro e iniziate a sviluppare una respirazione toracica
lenta e profonda. Iniziate a ruotare il busto verso destra e portate il braccio
sinistro al di là della gamba destra. La mano sinistra afferra il piede o la
caviglia destra. Facendo leva col braccio sinistro, intensificate la rotazione
del busto, coinvolgendo anche la testa. La mano destra si appoggia dietro la
schiena con la palma rivolta in fuori (fig. 2 e 5); oppure, se questo comporta
un incurvamento della colonna, a terra vicino al bacino (fig. 6).
Raggiunta
la posizione finale, lasciate la respirazione toracica e passate a una
respirazione addominale, ampia e ritmata.
Rimanete
a lungo nell’immobilità assoluta, mantenendo la consapevolezza alla colonna
vertebrale e alla sua particolare posizione. Percepite la colonna nel suo
insieme, dal basso verso l’alto, e iniziate gradualmente a entrare nella
dimensione più sottile e profonda di ardha-matsyendra-âsana.
Tranquillamente lasciatevi penetrare dalla simbologia del vortice energetico,
mantenendo un atteggiamento interiore di apertura e disponibilità verso
l’esperienza che state vivendo. Poi sciogliete lentamente la posizione e
riportatevi con le gambe tese in avanti, mani alle ginocchia.
Chiudete
gli occhi e accogliete tutte le sensazioni. Poi ripetete la posizione dal lato
opposto.
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| Fig. 7 | Fig. 8 | Fig. 9 |
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| Fig. 10 | ||
Posizione
del nodo
Modificando
leggermente la posizione delle mani e delle braccia, è possibile intensificare
ulteriormente la torsione e renderla ancora più efficace.
Questa
variante è definita «posizione del nodo» per il particolare intreccio delle
mani dietro la schiena (fig. 7).
Per
assumerla correttamente è importante partire da ardha-matsyendra-âsana; dopo aver mantenuto per qualche minuto la
posizione statica, fate passare il braccio sinistro sotto la piega del ginocchio
destro e afferrate con la mano sinistra il polso destro, cercando di non
modificare in alcun modo l’allineamento della colonna. Facendo forza con le
braccia, intensificate la torsione, partendo dal basso, dalla zona lombare, e
risalendo gradualmente verso l’alto fino ad arrivare al tratto cervicale.
Raggiunta così la posizione finale, mantenete l’assoluta immobilità.
Questa
variante è indubbiamente più confortevole della posizione precedente e si
presta ad essere mantenuta per tempi molto più lunghi. Richiede però una
maggiore agilità da parte del praticante, non solo a livello della colonna
vertebrale, ma anche nell’articolazione delle spalle: è infatti molto facile,
in mancanza dell’agilità necessaria, cedere alla tentazione di incurvare il
dorso in avanti per riuscire ad avvicinare le mani, modificando l’allineamento
della colonna.
Proprio
per sottolineare l’importanza di questo aspetto, vi presentiamo un’ultima
variante di ardha-matsyendra-âsana,
che risulta molto utile per tutti coloro che si trovano in difficoltà a
mantenere un buon allineamento della colonna nelle posizioni di torsione.
Variante
preparatoria
Quella
che generalmente viene definita «variante preparatoria» (fig. 8) è molto
confortevole e può essere mantenuta a lungo dalla stragrande maggioranza dei
praticanti, offrendo loro la possibilità di sperimentare ardha-matsyendra-âsana fino in fondo, in tutta la sua potenzialità,
liberi da eccessive costrizioni di carattere posturale.
Come per
la posizione classica, vi portate seduti con le gambe allungate in avanti, i
piedi uniti, le mani alle ginocchia e la colonna allineata (fig. 3).
Poi
piegate la gamba destra e portate il piede a terra al di là del ginocchio
sinistro. Intrecciate le mani al ginocchio destro e, facendo forza con le
braccia, migliorate l’allineamento della colonna (fig. 9).
Distribuite
il peso del corpo nel mezzo fra i due glutei. Sviluppate una respirazione
toracica.
Cercando
di mantenere il più possibile l’allineamento raggiunto, portate il braccio
sinistro al di là del ginocchio destro e appoggiate l’avambraccio alla
coscia. Ruotate il busto e la testa verso destra e appoggiate la mano destra a
terra vicino al bacino (fig. 10).
Facendo
leva con entrambe le braccia, intensificate la torsione. Se vi è possibile
allungate il braccio sinistro e portate la mano ad afferrare la caviglia o più
semplicemente la gamba a terra (fig. 8). Poi lasciate la respirazione toracica e
passate a quella addominale. Mantenendo un respiro lento e ritmato rimanete a
lungo nell’assoluta immobilità.
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EFFETTI BENEFICI SUL PIANO FISICO Matsyendra-âsana
è ritenuta una posizione molto interessante per le profonde
trasformazioni che provoca a livello fisiologico. L’intensa torsione
della colonna, unita alla compressione dell’addome, produce infatti
tutta una serie di effetti benefici sulla colonna stessa, sui muscoli
dorsali, sulle articolazioni principali e naturalmente sugli organi
interni. Il
movimento di rotazione, che interessa la colonna nella sua lunghezza,
dal coccige alle cervicali, ha un effetto riequilibrante sull’intero
sistema vertebrale: distanziando le vertebre tra di loro riesce a
neutralizzare eventuali tensioni o contratture e al tempo stesso aiuta a
combattere la sacralizzazione della quinta vertebra lombare (cioè la
fusione col sacro). La
torsione agisce inoltre sulle terminazioni nervose della colonna e sui
gangli vertebrali, li stimola intensamente e tonifica il sistema
simpatico, rendendolo più efficiente. La
muscolatura del dorso viene allungata e resa flessibile, mentre le
articolazioni delle spalle, delle braccia e delle gambe si sciolgono e
acquistano agilità. Gli
organi della cavità addominale vengono compressi e allungati. In questo
modo si verifica nella zona una forte stimolazione della circolazione
sanguigna: una grande quantità di sangue venoso stagnante viene espulso
per essere poi sostituito da un afflusso di sangue arterioso, ricco di
ossigeno e di vitalità. Fegato,
stomaco, pancreas, milza, reni e intestino vengono così decongestionati
e stimolati. Si
consiglia di eseguire la torsione prima verso destra e poi verso
sinistra, in modo da favorire la peristalsi intestinale, comprimendo
prima il colon ascendente e poi quello discendente. Gli
effetti sugli organi interni risultano ancora più intensi, se alla
posizione si accompagna una respirazione addominale. Il movimento del
diaframma provoca infatti un aumento della pressione interna, che rende
più efficace l’azione di allungamento e di compressione. Questo
lungo elenco di effetti benefici non deve comunque farci dimenticare che
matsyendra-âsana, proprio per
l’intensa stimolazione che provoca sul sistema vertebrale, non deve
essere praticato in caso di problemi alla colonna e in particolare in
caso di ernia del disco. Questa costituisce l’unica reale
controindicazione. |
Simona Lucchini ha seguito i corsi di yoga di Iyengar in Inghilterra, quindi si è diplomata presso la FIY. Conduce da molti anni corsi e seminari di hatha-yoga a vari livelli.
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