| M. L. Gharote | ||
| La
salute? È olistica: parola di Patañjali
La pratica dello yoga porta non solo alla «assenza di disturbi», ma soprattutto al benessere integrato tra corpo, mente e spirito |
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Patañjali |
Il concetto di salute (ârogya) nello yoga, si estende in eguale misura sul piano fisico e su quello mentale, con particolare riferimento a quest’ultimo. Possiamo tradurre il significato di ârogya con «assenza di disturbo». Nello yoga, corpo e mente sono due aspetti di un’unica entità, in comunicazione tra loro attraverso il prâna, o energia vitale. Etimologicamente la parola yoga significa integrazione: integrazione della personalità sotto tutti gli aspetti: fisico, mentale, spirituale. Tutto ciò che è di impedimento all’integrazione, o ce ne allontana, viene considerato un ostacolo. Non si riscontra nella letteratura yoga la concettualizzazione del termine salute, con tutte le implicazioni che siamo abituati ad attribuirvi. Troviamo invece descritti i disturbi che sono di impedimento al raggiungimento dell’integrazione o samâdhi e le tecniche o metodi per superarli. Patañjali, il grande saggio e codificatore degli Yoga-sûtra, ci dà lo schema riportato a fondo pagina. Leggendo lo schema di Patañjali, riscontriamo che i disturbi (vikshepa) possono essere ereditari (klesha) o acquisiti (antaraya), e sono responsabili della disintegrazione della personalità. Essi si manifestano sotto forma di quattro sintomi:
1. dolore e tristezza (antaraya),
2. scoraggiamento (daurmanasya),
3. tremori (angamejayatva),
4. aritmia respiratoria (shvâsa-prashvâsa).

Le tecniche che lo yoga ci mette a disposizione per combattere questi disturbi sono rispettivamente: 1) yama, 2) niyama, 3) âsana, 4) prânâyâma.
Se la situazione ambientale e sociale di fatto può risultare immutabile, come ci si deve comportare? L’individuo deve sviluppare una maggiore capacità di adattabilità e resistenza psicofisica in modo da rinforzare le difese nei confronti dell’ambiente. Patañjali, nei suoi Yoga-sûtra, esprime un concetto olistico di salute e integrazione del microcosmo uomo con il macrocosmo, proponendo un modo di vivere secondo i principi di yama e niyama e la pratica di determinate tecniche quali âsana e prânâyâma.
Secondo la definizione della Organizzazione Mondiale della Sanità, il concetto di salute si estrinseca in benessere fisico, mentale e sociale, e non nella semplice assenza di malattia o infermità, come siamo invece propensi a credere. Normalmente quando non siamo malati diciamo di essere sani, ma la salute comprende l’intero organismo nelle sue parti e non significa semplicemente assenza di malattia.
Dunque, il benessere è già qualcosa di più della semplice assenza di malattia: è un atteggiamento vitale che porta alla felicità. A parole, credo, vorremmo tutti essere felici, ma quanti di noi sono disposti a indirizzare le loro energie per il raggiungimento della felicità?
Secondo lo yoga, per funzionare efficientemente l’organismo ha bisogno di movimento. Ma il semplice movimento non è sufficiente per ottenere l’assenza di malattia o benessere. Ci muoviamo continuamente, eppure siamo soggetti ad ammalarci, e questo si riscontra anche tra i giovani e gli sportivi: ciò significa che nel movimento che facciamo manca qualcosa, qualcosa che lo yoga può darci. Secondo la concezione occidentale, esercizio fisico significa muovere le varie parti del corpo. Ma se facciamo meccanicamente degli esercizi, questi non servono al raggiungimento della salute. Ogni movimento deve avere una sua finalità. Chiunque, sia che lavori nei campi o in una fabbrica, o sia impiegato in un ufficio, per compiere il suo lavoro fa del movimento. Se corriamo per prendere un autobus, non è la stessa cosa che fa l’atleta nel tentativo di raggiungere un record. Solo quando ci si impegna in certi movimenti al fine di rivitalizzare o tenere in efficienza i diversi organi del corpo, il movimento si può chiamare esercizio. Se al mattino facciamo una passeggiata o una corsa, e lo scopo è quello di mantenersi in salute, allora la passeggiata o la corsa diventerà un esercizio. L’esercizio comprende movimenti fisici e psichici. L’educazione fisica è basata su differenti attività che coinvolgono il movimento. Possiamo pensare a un esercizio senza movimenti? Negli ultimi anni sono stati studiati alcuni esercizi che non ne richiedono: i cosiddetti esercizi isometrici, ossia privi di movimento, che tuttavia vengono chiamati esercizi in quanto apportano benefici al corpo. Lo yoga può quindi essere considerato un esercizio? Intendo per yoga le varie tecniche. Le posture o posizioni sono statiche e Patañjali le definisce con due parole: «stabilità e comodità». Tecnicamente possiamo definirle esercizio? Se associamo al concetto di esercizio quello di movimento, non lo sono, ma, dal punto di vista del beneficio della salute, lo sono, avendo lo scopo di contribuire all’efficienza e alle funzioni dei vari organi.
La salute dipende da due fattori vitali: a) la flessibilità e la forza della colonna vertebrale; b) il funzionamento armonico ed efficiente degli organi situati nella cavità toracica e addominale.
Ritornando agli esercizi delle attività ginniche, degli sport e di tutte quelle discipline che vengono definite fisiche, troveremo che queste mettono in rilievo la muscolatura del corpo piuttosto che la forza elastica della colonna vertebrale e la vitalità degli organi. Ed è proprio in questi ultimi aspetti che lo yoga diventa determinante ai fini della salute, poiché le attività dello hatha-yoga rivolgono una particolare attenzione a tutti i movimenti della colonna vertebrale, rendendola flessibile ed elastica in tutte le direzioni, attraverso estensioni, flessioni, piegamenti laterali e torsioni.
Non esistono, che si sappia, esercizi paragonabili alle posture dello yoga per ciò che riguarda il raggiungimento della flessibilità della colonna vertebrale.
Veniamo ora all’efficienza e al funzionamento degli organi vitali situati nella cavità addominale. Tutte le attività fisiche mantengono in esercizio alcune parti del nostro corpo, ma non si occupano particolarmente di pancreas, fegato, milza, intestini, vie respiratorie, sistema endocrino e nervoso, ecc. da cui dipende la salute. In una serie di posizioni yoga correttamente eseguite vengono messe in risalto le funzioni dei singoli organi. Per esempio, uddîyâna-bandha è un eccellente esercizio per migliorare le funzioni degli organi situati nella cavità addominale e per promuovere la circolazione sanguigna. Possiamo correre, nuotare, giocare a tennis, ma niente sarà altrettanto salutare agli organi interni come uddîyâna-bandha.
A livello energetico lo yoga è il miglior investimento: minime energie spese, massimo rendimento o beneficio ottenuto. La seduta yoga, ben strutturata, secondo i principi di Patañjali («stabilità e comodità») non deve produrre spossatezza, ma al contrario generare vitalità. Nelle attività fisiche, come in tutti gli sport, abbiamo massimo dispendio di energie, spossatezza dopo le gare, conseguenti effetti collaterali, quali produzione di tossine in eccesso, dolori e tensioni nel corpo, crollo al termine dell’attività. Vediamo che la salute non dipende dunque dall’efficienza fisica: molti atleti sono infatti ansiosi, tesi, si preoccupano. Fisicamente sembrano sani, ma non è così per quanto concerne il sistema nervoso. Diventa quindi importante, ai fini della salute, rilassarsi: e quali tecniche di rilassamento più efficaci di quelle dello yoga? Rilassando il corpo, automaticamente si rilassano il sistema nervoso ad esso collegato e la mente.
In Occidente sono frequenti i disturbi mentali: l’uomo ha perduto il suo equilibrio e non è certo con i tranquillanti o con i farmaci di sintesi che può riacquistarlo, mentre, attraverso lo yoga, il sistema nervoso autonomo viene stimolato e si crea un antidoto naturale agli squilibri emotivi. Yama e niyama sono pratiche quotidiane di igiene mentale. Non può esserci salute se non c’è stabilità emotiva. Lo yoga, essendo una scienza eminentemente pratica, richiede coerenza e perseveranza. Se vogliamo trarre beneficio dallo yoga dobbiamo praticarlo costantemente. La salute è un bene personale e dobbiamo essere seriamente interessati a conquistarla.
Nello yoga sono innumerevoli i sistemi o le vie da percorrere per il raggiungimento della salute. Possiamo cominciare dal fisico per raggiungere l’equilibrio psichico; quando questo è raggiunto e siamo sani dal punto di vista psico-fisiologico, sperimenteremo qualcosa di diverso, entreranno in noi gioia e felicità, e ci avvicineremo alla salute spirituale. Solo quando il corpo non è più un peso, possiamo dire di essere entrati nella salute spirituale.
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IDONEITÀ FISICA E SALUTE Per la pratica dello yoga, con riferimento all’idoneità fisica e alla salute, è opportuno tenere conto dei punti seguenti: 1. Salute e idoneità fisica non sono fattori statici, bensì hanno carattere costantemente mutevole; esse seguono «la legge dell’uso e del disuso». 2. Salute e idoneità fisica variano a seconda dell’età, del sesso, dell’occupazione. 3. Salute e idoneità fisica possono essere mantenute solo attraverso esercizi accuratamente selezionati. 4. Tale programma di esercizi può variare da individuo a individuo. 5. È necessario tenere sempre presenti i propri limiti nel praticare gli esercizi prescelti. 6. Non è tanto il numero quanto la qualità della prestazione che è importante. 7. Salute e idoneità fisica dipendono principalmente dalle condizioni della colonna vertebrale e dall’attività degli organi vitali situati nella cavità toracico-addominale, e non dalla muscolatura. 8. L’efficienza dei muscoli che determinano la salute degli organi dipende dal tono muscolare, che dovrebbe essere ottimale. |
Manohar Laxman Gharote, già Direttore del Kaivalyadhama Institute di Lonavla, una delle più prestigiose istituzioni per lo studio e l'insegnamento dello yoga, è stato insignito di numerosi riconoscimenti per la sua attività didattica e di ricerca. Il presente articolo è tratto dal libro Guida alle pratiche yoga, pubblicato nelle edizioni Magnanelli.
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