Simboli in punta di dita

Le mudrâ delle mani, sigillando il prâna, aumentano l'effetto di mantra e prânâyâma

(a cura dell'ASYCO)

 


Una delle accezioni piů comuni del vocabolo mudrâ č «sigillo», ma viene anche a significare «gesto simbolico». La pratica delle mudrâ č spesso strettamente connessa con i mantra (sillabe mistiche), di cui possiedono lo stesso valore o funzione, esprimendo questi ultimi a livello fonico la realtŕ di cui le mudrâ sono il simbolo concreto. L’efficacia delle mudrâ non č puramente semantica o psicologica, ma si estende al controllo delle energie cosmiche e dei vari livelli della realtŕ. Nello hatha-yoga le mudrâ sono posizioni corporee destinate a «sigillare», ossia a trattenere il prâna nel corpo. Nei principali trattati di hatha-yoga, il numero delle mudrâ non č sempre costante. La Hathayoga-pradîpikâ ci tramanda un elenco di dieci mudrâ. Simile, ma con un paio di varianti nella nomenclatura, la lista della Shiva-samhitâ, mentre quella della Gheranda-samhitâ, ne comprende venticinque.

Un tipo particolare di mudrâ riguarda la gestualitŕ delle mani, in particolare delle dita, come per esempio nella pratica del prânâyâma o del mantra, dove, allo scopo di attingere il prâna dallo spazio e convogliarlo nel corpo, lo yogin si serve di determinate posizioni delle mani, in cui alcune dita favoriscono l’attrazione del prâna e altre dita agiscono da conduttori per dirigerne l’energia in determinati punti del corpo. Qui di seguito ne mostriamo alcune. Sono quasi tutte attinte da fonti diverse dai tre testi citati alcune righe fa. Mostriamo queste mudrâ proprio per sottolineare che tali «simboli», peraltro interessanti, non sono di tradizione classica yoga, ma provengono dalla manualitŕ delle danze indiane oppure sono di origine molto piů recente o di uso locale.

Cin-mudrâ

«Gesto della riflessione» o «della realizzazione». Le mani sono dolcemente distese in avanti, con le palme verso l’alto, mentre le punte dell’indice e del pollice si toccano a formare un anello. Questo gesto č abbinato alla postura «nascosta» (gupta-âsana), oppure a quella del loto (padma-âsana): in tali posizioni le mani sono appoggiate leggermente sulle ginocchia. Il gesto č abbinato alla pronuncia del suono A del mantra AUM.

 

Posizione del loto con le mani in cin-mudrâ

Cinmâyâ-mudrâ

Da cin-mudrâ, con le mani dolcemente distese in avanti, palme verso l’alto, e le punte dell’indice e del pollice che si toccano a formare un anello, si ripiegano le ultime tre dita verso il palmo della mano. Nelle pratiche sonore il gesto č abbinato alla pronuncia del suono U del mantra AUM.

Adi-mudrâ

«Gesto del principio universale». Si esegue seduti in vajra-âsana (posizione adamantina), con gli occhi chiusi: dopo aver piegato i pollici sulle palme delle mani, si ripiegano sui pollici le altre dita, in modo da formare i pugni, quindi si portano i pugni stessi agli inguini. Questa mudrâ č usata per emettere il suono M, risonanza nasale della sacra sillaba AUM, che rappresenta la totalitŕ dell’essere nello stato immanifesto-causale.

Jńâna-mudrâ

«Gesto della conoscenza». Č quel gesto (mudrâ) che si esegue stando seduti in padma-âsana (posizione del loto) e consiste nel mettere la punta dell’indice sulla prima falange del pollice, mantenendo aperte le altre dita: le braccia sono distese e il dorso delle mani poggia sulle ginocchia. Alcune scuole preferiscono eseguirla col palmo verso il basso. Questa mudrâ simboleggia la conoscenza: attraverso l’unione dell’io, rappresentato dall’indice, col Sé, rappresentato dal pollice. Viene usata in particolare durante l’emissione del mantra o suono mistico OM. Da non confondere con cin-mudrâ, a cui peraltro assomiglia molto.

Nasâgra-mudrâ

«Gesto per il controllo del naso». Si esegue piegando l’indice e il medio della mano destra. L’anulare e il mignolo si usano, insieme col pollice, per la chiusura alternata delle narici: questa mudrâ viene infatti applicata durante il prânâyâma nella respirazione a narici alternate, quando si esegue il jâlandhara bandha (contrazione della gola) o il bandha-trayam, cioč la triplice contrazione simultanea del perineo, dell’addome e della gola.

 

Nasâgra-mudrâ

Nâtya-mudrâ

«Gesto della danza». Per eseguire questa mudrâ si assume il padma-âsana (posizione del loto) o il siddha-âsana (posizione del perfetto yogin), con il mento leggermente rientrato e gli occhi chiusi. Si sollevano e si allargano le braccia, i gomiti sfiorano i fianchi, le mani sono aperte, le dita rilassate, le palme rivolte verso l’alto. Si mantiene quindi la posizione per un certo tempo respirando in modo normale e tranquillo. Il gesto sviluppa la respirazione media o toracica e calma la mente riequilibrando le energie praniche del corpo.

Padma-mudrâ

«Gesto del loto». Č quell’atteggiamento delle mani che evoca il fiore di loto, simbolo dello spirito che trascende la materia. Si esegue con le mani unite (i polsi si sfiorano) e le punte delle dita leggermente piegate e allungate. Tutte le dita si toccano: il gesto simboleggia il fiore ancora in boccio. Le punte delle dita vengono rivolte verso il basso sfiorando i primi tre chakra (i centri del corpo sottile). All’altezza dell’ombelico si inverte la posizione delle mani in modo da sfiorare gli altri tre chakra. Infine si portano le mani al di sopra del capo, verso il sahasrâra-chakra e, mantenendo i polsi uniti, si aprono le dita in forma di coppa. Il gesto simboleggia i sette piani dell’evoluzione umana, ricarica il corpo di energia e stabilisce un contatto con l’energia solare, specialmente se viene eseguito all’alba o al tramonto.

Govinda-mudrâ

Č quell’atteggiamento delle mani che evoca il dio Krishna, detto Govinda (mandriano). Si esegue seduti in vajra-âsana (posizione adamantina): si sollevano le braccia, tenendo i gomiti divaricati e si uniscono le palme delle mani; si portano quindi le mani al di sopra della testa in modo che i polsi la sfiorino, tenendo il mento leggermente abbassato. La mudrâ deve essere mantenuta per alcuni minuti respirando lentamente. L’apertura e lo stiramento delle ascelle apre e purifica le nadî idâ e pingalâ; la pressione delle mani una contro l’altra potenzia la distribuzione del prâna a livello delle clavicole e del cranio.

Brahmaprâna-mudrâ

Č quell’atteggiamento della mano destra che evoca il dio dell’universo. Si esegue appoggiando il dito medio sulla parte alta della fronte, mentre l’indice e l’anulare toccano la parte interna degli occhi, il mignolo č sulla narice sinistra e il pollice su quella destra. Applicando questa mudrâ nella respirazione a narici alternate si ottiene, in particolare, la stimolazione della creativitŕ dell’emisfero cerebrale destro.

Dhyâna-mudrâ

Nota anche con samâdhi-mudrâ («gesto» o «sigillo» del perfetto raccoglimento) č la particolare posizione che si fa assumere alle mani durante la meditazione profonda (dhyâna), mentre il corpo esegue una postura adatta a tale scopo, la posizione del loto. Le mani sono tenute in grembo, la destra sopra la sinistra, con le palme verso l’alto e le dita distese.

Brahma-mudrâ

Si esegue seduti in vajra-âsana (posizione adamantina) o in padma-âsana (posizione del loto), con gli occhi chiusi: si ripiegano sui pollici le altre dita, in modo da formare i pugni, quindi si portano i pugni stessi contrapponendoli alle nocche all’altezza del plesso solare.

Sanmukhî-mudrâ

«Sigillo delle sei aperture». Si esegue seduti in padma-âsana (posizione del loto): si piegano le braccia sollevando i gomiti all’altezza delle spalle e si accostano le mani al viso, poggiando i pollici sugli orifizi auricolari, quindi si chiudono gli occhi e si poggiano indici e medi sulle palpebre. Con gli anulari si premono delicatamente le due narici in modo da diminuire il flusso del respiro per raggiungere una respirazione lenta e sottile. I mignoli poggiano delicatamente sugli angoli della bocca per indicare il completo distacco dai sensi. Questo atteggiamento delle mani calma la mente, portando lo yogin allo stato di pratyâhâra, in cui si realizza la ritrazione della mente stessa dagli oggetti esterni. Altre scuole la chiamano yoni-mudrâ.

Varada-mudrâ

«Gesto di chi concede grazie e favori». Atteggiamento particolare della mano con la palma in avanti e le dita rivolte verso il basso. Nell’iconografia divina č di solito associata al gesto di chi offre il dono dell’assenza di paura (abhaya-mudrâ).

  

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