| Tiziana Pinelli | ||
| Gli
âsana «pré-maman» Le posture per una migliore gravidanza e per una nascita sicura e spontanea |
Nella nostra attuale società avere un figlio è sempre più una scelta consapevole e attenta, sempre meno legata a ritmi biologici e “accidentali”. Questo perché, purtroppo, la vita quotidiana, con i suoi ritmi veloci e “razionali”, ci porta a fare delle scelte entro schemi sempre più definiti e precisi. Ecco, allora, che decidere di praticare yoga durante la gravidanza diventa una scelta di consapevolezza interiore, di riavvicinamento con noi stesse, con la possibilità di ritagliarci uno spazio in cui tutti i nostri schemi razionali e mentali rimangano all’esterno.
Per
la donna la gravidanza è il periodo in cui il significato del termine yoga
(ossia “congiungere, unire”) trova la sua massima espressione. Quale unione
è, difatti, più intensa di quella tra una futura madre e il suo bambino? Quale
altro periodo della vita potrà mai essere altrettanto ricco di unione e
pienezza come questo? Le donne lo sanno bene e molte di loro si avvicinano allo
yoga proprio in questo periodo, per continuare poi a coltivarlo quando il
bambino è nato.
Poiché, come ho detto prima, è importante distaccarsi dai ritmi veloci della vita quotidiana, gli incontri che organizzo nel mio centro di solito non hanno degli schemi precisi. Naturalmente, non è stato sempre così. Quando ho iniziato (dieci anni fa) a incontrare le prime donne in gravidanza, non era così scontato non avere schemi fissi. Anzi, inizialmente mi aiutava seguire uno schema, mi dava forza e sentivo di poter essere più precisa.
Nel corso degli anni, nel susseguirsi di nascite delle mie allieve e mie (ho due figlie), molte cose sono cambiate, la mia pratica si è perfezionata e anche gli schemi sono caduti. Ho imparato che solo lasciando cadere le barriere della razionalità possiamo aver un buon travaglio e un buon parto, solo ascoltando ciò che il nostro corpo ci suggerisce possiamo dialogare con il nostro bambino conducendolo alla nascita con sicurezza e spontaneità.
Certo una linea guida nella seduta è importante che sia seguita, ma è altrettanto importante saper deviare dove si ravvisi la necessità di farlo. Come ci insegna il Buddha “la giusta via è simile all’acqua che, adeguandosi a tutto, a tutto si adatta”. Ecco dunque alcuni suggerimenti, in base alla mia decennale esperienza.
Innanzitutto, il luogo dove accogliamo le future madri deve essere piccolo, caldo e accogliente. Sembra una banalità, ma è impensabile tenere un corso di yoga in gravidanza in una palestra grande e poco riscaldata come spesso ho visto fare.
Il gruppo deve essere di poche donne (i grandi gruppi li lasciamo agli ospedali e ai consultori) le quali possano dialogare fra loro, conoscersi e intrecciare amicizie che possono essere coltivate anche dopo la nascita, scambiarsi paure, perplessità e consigli. L’insegnante deve proporre âsana e respirazione, è vero, ma deve anche essere in grado di fare da filtro in questo dialogo, saper aspettare che gli scambi siano avvenuti, che tutto si acquieti e che la seduta possa iniziare.
E siamo arrivati ai tempi. Come dicevo prima, nelle sedute per la gravidanza è importante uscire dagli schemi fissi e pertanto anche la loro durata può variare (un’ora e mezza, due ore…). In questo quadro non inserisco quasi mai le gestanti nei corsi rivolti agli adulti. Proprio perché la gravidanza è un momento unico e particolare, l’inserimento di un’allieva in questi corsi non è proficuo poiché viene comunque limitata nel lavoro fatto con gli altri.
Fatte queste premesse è importante ora parlare del metodo. Il travaglio e il parto sono eventi faticosi e dolorosi (tranne che per poche fortunate). Possono durare molte ore e portare a una tale fatica e spossatezza da aver voglia, molto spesso, di fuggire. è importante, allora, avere gli strumenti per “controllare” il dolore e la paura.
Quando inizio il corso di preparazione premetto sempre che il corpo e la sua natura (già predisposto ad accogliere e a partorire figli) faranno il loro percorso durante il travaglio e il parto, indipendentemente dalla pratica dello yoga, indipendentemente dalla nostra volontà.
Non sta a noi modificarlo, non possiamo, poiché la forza del travaglio è talmente potente che solo lasciandosi andare, accettando ciò che sta accadendo, possiamo passare indenni da questo incredibile sconvolgimento del corpo e dei sensi. Si tratta di accettarlo, semplicemente, lasciandoci alle spalle tutte le nostre conoscenze razionali e cercando di non contrastare questo evento potentissimo che porterà alla nascita di nostro figlio.
Ecco allora il nostro grande alleato: la respirazione.
Nel corso della gravidanza avremo insegnato alle donne l’importanza della respirazione yoghica completa, da utilizzare nei tempi di riposo tra una contrazione e l’altra per riprendere forza ed energia e per prepararsi alla contrazione successiva.
Durante la contrazione (che nel travaglio fisiologico diviene sempre più frequente man mano che ci avviciniamo alla nascita), la donna utilizzerà la respirazione clavicolare, in modo tale che il dolore sia portato fuori il più velocemente possibile. Non tutti sono d’accordo sull’uso di questa respirazione durante la contrazione (vedi per esempio Leboyer), ma grazie alla mia esperienza personale e delle mie allieve posso sostenere tranquillamente che la sua pratica aiuta notevolmente.
Questo uso della respirazione aiuterà a tenere “controllati” la paura e il dolore per tutto il travaglio. Quando arriverà il momento della nascita vera e propria, la respirazione toracica aiuterà a prendere forza per le spinte, la cui potenza aiuterà la donna a far nascere il proprio bambino mentre nei periodi di riposo sarà ancora la respirazione yoghica completa ad aiutarla a riprendere energia.
La respirazione, dunque, aiuta la donna nel momento conclusivo della gravidanza, ma anche durante l’attesa l’aiuterà a distendersi mentalmente e fisicamente e ad acquisire la capacità di entrare dentro se stessa e ascoltarsi. Il semplice ascolto del respiro, che come un’onda percorre tutto il corpo, raggiunge il punto di massima espansione durante il rilassamento che, nella seduta di yoga, non dovrebbe mai mancare.
Durante i primi mesi, shava-âsana andrà benissimo; quando l’addome si farà più grosso e ingombrante, sarà importante invitare la donna a distendersi nella posizione di matsyakrîda-âsana (posizione del pesce che ondeggia, fig. 1) e shayanabuddha-âsana (posizione di riposo del Buddha, fig. 2).
Se la respirazione è importantissima al fine di un buon parto, gli âsana lo sono altrettanto per mantenere il corpo sciolto, flessibile e in buona salute. Alcune posizioni sono particolarmente utili a questo scopo.
Kâla-âsana (posizione del tempo, fig. 3): aiuta nei problemi di insonnia e rafforza l’equilibrio.
Vriksha-âsana (posizione dell’albero, fig. 4): aiuta a ritrovare l’equilibrio, rafforza le gambe, migliora la respirazione.
Shardûlî-mudrâ (gesto della tigre, fig. 5): rafforza ed elasticizza la colonna vertebrale, tonifica gli organi dell’addome, aiuta nel miglioramento della respirazione yoghica, allevia il mal di schiena.
Ananta-âsana (posizione dell’infinito, fig. 6): elasticizza la zona pelvica, distende il perineo, snoda l’articolazione del bacino, migliora la circolazione sanguigna.
Sarpa-âsana (posizione del serpente, fig. 7): aiuta a snodare il bacino, allevia i dolori della zona sacro-lombare, è un grande simbolo di cambiamento.
Aditi-âsana (posizione di Aditi, fig. 8): rilassa il perineo, tonifica l’apparato genito-urinario, rilassa la schiena stanca.
Bhadra-âsana (posizione propizia, fig. 9): tonifica gli organi addominali, elasticizza le giunture e il perineo.
Mâlâ-âsana (posizione della ghirlanda, fig. 10): elasticizza le giunture, rafforza il pavimento pelvico, rilassa la schiena, prepara e favorisce il parto.
In queste due ultime posizioni è facile praticare ashvinî-mudrâ (il gesto della giumenta) che favorisce l’elasticizzazione del perineo prevenendo così le lacerazioni al momento del parto.
Naturalmente queste sono solo alcune delle posizioni che si possono proporre in un corso per la gravidanza. L’elemento più importante è sempre l’ascolto che pone davanti alle esigenze delle donne, senza mai forzarle nella pratica, anzi, sollecitandole ad ascoltare i propri limiti ma anche le enormi potenzialità che il corpo offre.
E non perdendo mai di vista l’unione unica e irripetibile che si è creata dentro di loro.
| fig. 1 | fig. 2 | ||
| fig. 3a fig. 3b | fig. 4 | ||
| fig. 5a | fig. 5b | ||
| fig. 6a | fig. 6b | ||
| fig. 7 | fig. 8 | ||
| fig. 9 | fig. 10 | ||
Tiziana Pinelli è nata a Verona nel 1963. Diplomata alla Scuola Yoga Ratna di Gabriella Cella, da molti anni pratica e insegna yoga. Vive e lavora in provincia di Modena dove tiene corsi e seminari per donne in gravidanza e in menopausa, adulti e bambini, in collaborazione con le circoscrizioni comunali e le direzioni didattiche. Insieme a Paola Campanini, con cui collabora stabilmente, ha pubblicato, per le edizioni Magnanelli, Yoga e menopausa.
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