Cinzia Picchioni
Yoga negli anni d'argento
La «terza età» ha per natura il giusto atteggiamento fisico e mentale per una pratica davvero «yoghica» sotto ogni aspetto

 


 

«Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia...». E meno male (che si fugge), aggiungo io, perché - lo dico sempre - se praticassimo yoga con l’attenzione, la concentrazione e l’attitudine mentale di chi ha superato i cinquanta anni, raggiungeremmo in breve tempo il samâdhi!

Per lo yoga la cosiddetta «terza età» (come detesto quel termine, ma ormai, per capirci…) comincia a cinquant’anni. È dopo quell’età infatti che occorre avere più attenzione per le articolazioni, per gli sbalzi della pressione sanguigna, per l’elasticità della colonna vertebrale ecc.

Desidero fare una premessa: userò i termini terza età, anziano ecc. molte volte in questo articolo e se seguissi il mio pensiero dovrei scriverli sempre tra virgolette, ma il testo risulterebbe appesantito. Prego quindi i lettori e le lettrici di considerare questi eufemismi, come se fossero virgolettati, perché così è: sono modi di dire che non significano nulla per me, ma siccome il linguaggio è un codice, conviene mettersi d’accordo. Personalmente trovo bellissima la parola vecchio o vecchia, ma… entriamo nell’argomento: lo yoga è una disciplina che tutti possono praticare, con le dovute modifiche se occorrono.

È il caso, per esempio, della benedetta posizione del loto, quell’«impossibile groviglio» di gambe che si trova spesso rappresentato sui libri, disegnata o, peggio, fotografata. In quest’ultimo caso, infatti, l’inadeguatezza è dietro l’angolo e - guardando la foto - siamo subito pronti a pensare che lo yoga non fa per noi, che non riusciremo mai a fare una cosa simile, che è meglio iscriversi a un corso di ginnastica dolce nella palestra sotto casa!

In un corso di yoga si terrà invece conto di eventuali impossibilità, magari solo momentanee, e si proporranno delle modifiche «su misura» degli allievi.

 

Il guru. La saggezza è
collegata all'età avanzata

Il rishi Mârkandeya in una
miniatura del sec. XVIII

 

La colonna eretta

Più delle gambe incrociate è importante la posizione della schiena. Ecco perché in un corso per la terza età è possibile praticare stando seduti su una sedia, non appoggiandosi allo schienale naturalmente, ma senza doversi preoccupare delle gambe che formicolano e del fatto che non riusciremo più ad alzarci. Ecco perché vengono proposte tecniche e posizioni «adattate» alle condizioni degli allievi: maggiori ripetizioni, ma con tempi di statica più brevi; âsana modificati con «aiuti» e facilitazioni, che poi magari si abbandonano quando il corpo è più allenato; riscaldamento iniziale, con un’attenzione particolare alle articolazioni.

Ma soprattutto gli allievi e le allieve avranno la possibilità di un colloquio individuale con l’insegnante, per raccontare di tutti gli «acciacchi» - se ci sono - esporre le proprie necessità, rendere noti i limiti cosicché l’insegnante possa organizzare le lezioni nel modo migliore per tutti.

 

I limiti

Nello yoga non ci si stanca mai di ripetere «Ognuno a suo modo», che significa non superare mai i propri limiti. Questa è una legge dello yoga - e non solo - che gli anziani riescono benissimo a rispettare perché il loro corpo non è più così «obbediente» e meno male! Torniamo a quello che scrivevo all’inizio: gli allievi di un corso normale (non rivolto cioè a una particolare fascia di età) tendono spesso a strafare, a voler emulare l’insegnante, a sforzare, a fare il classico passo più lungo della gamba, scambiando lo yoga per una ginnastica acrobatica. E sbagliano.

La regola prima della disciplina yoga è nonviolenza, e le caratteristiche principali che trasformano una posizione fisica in un âsana dello yoga sono la stabilità e la comodità. Sì, avete capito bene, comodità, per raggiungere la quale occorre praticare ricercando il non-sforzo. Ecco perché gli anziani sono eccellenti praticanti di yoga; perché sono «obbligati» dalle loro condizioni fisiche particolari a rispettare i propri limiti, a non forzare una posizione, a dover aspettare, ad avere pazienza (che insieme alla perseveranza e alla purezza di cuore completa «le tre P» indispensabili alla pratica dello yoga).

 

«Tutto passa»

Un corpo non proprio agile è spesso il risultato degli anni che passano. Ma l’età porta spesso con sé - insieme alle limitazioni - anche dei regali: saggezza, una certa tranquillità (i figli sono grandi e si ha un po’ più di tempo per sé), orari più flessibili se non si lavora più regolarmente. Ma soprattutto l’esperienza insegna che tutto passa, che magari non tutto è così maledettamente importante come sembra a vent’anni, che ci si può permettere il lusso che il mondo giri anche senza di noi.

Questo è l’atteggiamento ideale per praticare yoga: una sana attitudine alla lentezza, un sacrosanto diritto a ritirarci un po’ dalla vita, un atteggiamento equanime nei confronti delle cose che ci accadono.

Gli anziani sono molto più vicini a questa forma mentale, forse perché hanno già visto tanto, forse perché sono più vicini alla parte finale dell’esistenza terrena, forse perché hanno realizzato che è meglio occuparsi della propria interiorità, l’unico bene veramente eterno che abbiamo.

Non so che cosa sia, ma so che insegno da tanti anni - e ho insegnato in classi per la terza età - e i momenti più alti di «yoghità» li ho vissuti con allievi anziani, che forse piegandosi non toccavano terra con le mani, ma toccavano il cielo con il capo anche se stavano seduti su una normalissima sedia.

 

 ALCUNE POSIZIONI PER MANTENERE
GIOVANI LE ARTICOLAZIONI

La farfalla Il muso di  vacca Il ponte

La sfinge

Il triangolo

 

«Ma mi farà bene?»

Anni di studi scientifici e di laboratorio hanno dimostrato l’efficacia delle pratiche yoga su problemi circolatori, ipertensione, dolori lombari e cervicali, ansia, asma, insonnia, disturbi digestivi, respirazione irregolare ecc.

Benché non si possa parlare di una vera e propria terapia, a meno che non si osservi una pratica quotidiana e seguita da un medico, si può senz’altro affermare che fare yoga con regolarità può aiutarci ad affrontare e risolvere alcuni problemi, migliorando la qualità della nostra vita.

Si è visto che gli stati d’animo vengono influenzati dalla respirazione e viceversa; l’accento posto dallo yoga sul controllo del respiro (prânâyâma) ci permetterà di fronteggiare - per esempio - un attacco di panico o di ansia

Grazie a una respirazione controllata e alla pratica del rilassamento (a cui è dedicata gran parte di una lezione di yoga) potremo superare l’insonnia, perché saremo in grado di indurre in noi uno stato di abbandono che ci consentirà di addormentarci senza ricorrere a farmaci inutili e dannosi (che ci permettono di dormire perché causano - meccanicamente e chimicamente - quello che un rilassamento ben fatto produce naturalmente sul corpo, e quindi sulla mente, o viceversa).

Infine, ma dovrebbe essere all’inizio, l’accento posto dallo yoga sul «cambiamento di prospettiva» ci può insegnare a stare di fronte ai problemi con un altro atteggiamento, più controllato, meno vulnerabile, meno assolutista e catastrofista, più possibilista, più fiducioso e tutto sommato riassunto nell’Îshvara-pranidhâna di Patanjali cioè l’abbandono a Dio o più semplicemente «Sia fatta la Tua volontà».

Lungi dall’essere il contestato fatalismo all’indiana, questo atteggiamento ci aiuta a pensare che qualunque cosa ci accada è il meglio per noi in quel momento, per farci capire una lezione, per farci vedere il punto di vista di un altro, per insegnarci a rimanere flessibili, nonostante la rigidità del corpo non più tanto giovane.

Ecco, forse è questo che ho notato: nei giovani, a un corpo magari sciolto non corrisponde un’altrettanta elasticità mentale, nei «vecchi» una mente aperta, una flessibilità maggiore sono presenti anche in un corpo indurito dagli anni e dalle articolazioni doloranti. E giacché il corpo invecchia ineluttabilmente e invece l’anima segue strade anche alternative, so che cosa è meglio coltivare di più.

E questo l’ho imparato insegnando alle classi per la cosiddetta terza età.

 


Cinzia Picchioni pratica yoga dal 1980 e lo insegna dal 1987, tenendo corsi per principianti, per più esperti, e per la terza età. È autrice di diverse pubblicazioni: Yoga negli anni d’argento: come praticare nella terza età, Le regole per la vita quotidiana (yama-niyama), Introduzione allo yoga. Affianca all’insegnamento dello yoga le sue conoscenze di Fiori di Bach e di alimentazione naturale.

 

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