Lorenza Ferraguti
Purificazione e realizzazione
Le tecniche dello yoga e dell’âyurveda per purificare il corpo e la mente e liberare l’energia interiore

 


Realizza che non sei né corpo né mente.
Che non sei mai nato né mai morrai.
Che sei invincibile.
Che nulla in questo mondo può ferirti.
Che sei il sole attorno al quale ruota l’intero universo.
Tutta la conoscenza è racchiusa nella stanza del tuo cuore.
Procurati la chiave e apri le porte della conoscenza.
Yoga è la chiave.
Yoga porta perfezione, pace e imperitura felicità.

Shivananda

Lo Hatha-yoga attribuisce grande importanza alle «purificazioni» perché esse prevengono le malattie e mantengono lo stato di salute dello yogin. Secondo gli antichi testi di yoga, quali la Hathayoga-pradîpikâ e la Gheranda-samhitâ, il primo passo che uno yogin deve compiere è la purificazione del corpo. In particolare nella Gheranda-samhitâ vengono citati sette stadi attraverso i quali l’aspirante deve passare per raggiungere la realizzazione del Sé:

1) purificazione del corpo;
2) stabilità fisica e mentale attraverso gli âsana;
3) calma fisica e mentale attraverso le mudrâ e i bandha;
4) pazienza e perseveranza attraverso il pratyâhâra;
5) leggerezza attraverso il prânâyâma;
6) visione del Sé attraverso la concentrazione e la meditazione;
7) distacco completo attraverso l’unione del Sé.

Come vediamo, al primo posto vi è la purificazione del corpo.

Senza avere prima eliminato le tossine dal corpo, diventa impossibile praticare tecniche di yoga più avanzate, e a questo proposito lo hatha-yoga prescrive sei tecniche (shatkarman) di purificazione.

1) Neti è un processo di purificazione delle cavità nasali da tutte le impurità; ha un’influenza sottile sulle varie terminazioni nervose nelle cavità nasali e aumenta anche l’efficienza dei lobi frontali del cervello, responsabili delle facoltà mentali superiori.

2) Dhauti consiste in numerose tecniche di purificazione di vari organi tra cui va ricordata shankha-prakshalana. Questa pratica favorisce il lavaggio degli intestini. è un metodo sistematico e dolce di lavaggio completo dell’intero canale alimentare, dalla bocca all’ano. Con la purificazione dell’intero tratto digerente, si elimina una delle maggiori cause di stress fisico, di malattia e di squilibrio, mantenendo e favorendo lo stato di salute del corpo intero. La tecnica consiste nel bere acqua salata che viene poi fatta scorrere attraverso l’apparato digerente mediante una serie di movimenti del corpo.

3) Nauli è la tecnica con la quale si purifica l’apparato digestivo, favorendo la rimozione di acidità, gas ed eccesso di muco, tonificando e stimolando gli organi addominali.

4) Basti è il lavaggio del tratto finale dell’intestino.

5) Kapâlabhâti è una tecnica respiratoria che rimuove le impurità dalla regione frontale del cervello rendendo la mente calma.

6) Trâtaka è la fissazione protratta dello sguardo su un oggetto, in particolare la fiamma di una candela: durante la pratica la mente diventa stabile e tranquilla, e tutti i pensieri disturbanti vengono bloccati.

 

I principali movimenti
di
shankha-prakshalana

 

Queste tecniche vengono praticate in diverse combinazioni per meglio adattarsi alla particolare natura e al bisogno individuale. Il fatto stesso che siano stati praticati e sviluppati diversi metodi di purificazione del corpo mostra la grande importanza che lo hatha-yoga dà alla salute fisica.

Lo scopo è quello di stabilire una perfetta armonia tra i flussi energetici di Idâ e Pingalâ, e quando essi saranno perfettamente equilibrati, il prâna fluirà nella nâdî centrale, la più importante del corpo: Sushumnâ. A questo punto la coscienza dell’aspirante si espanderà per poter fare i primi passi verso la realizzazione.

Gli shatkarman esercitano un influsso sui triplici umori del corpo (dosha). Secondo l’antica scienza dell’âyurveda tutte le funzioni del corpo sono controllate appunto dai tre dosha: kapha (muco o flemma), vâta (gas o aria) e pitta (acido o bile). Il primo passo per portare equilibrio al prâna è regolare questi dosha o umori. Infatti, secondo lo hatha-yoga e l’âyurveda uno squilibrio dei dosha porta alla malattia.

La purificazione del corpo elimina l’eccesso di questi prodotti metabolici regolando quindi la loro formazione e equilibrando la loro proporzione; ma per poter pulire il corpo da questi eccessi dobbiamo purificare le nâdî o canali energetici.

Nell’âyurveda per purificare il corpo vi sono cinque tecniche o terapie (pañcakarman):

1) vamana rimuove l’eccesso di kapha;
2) virechana, terapia purgativa;
3) nâsya, terapia starnutoria;
4) anuvasana (vasti), terapia di clisteri a base oleosa;
5) niruha, terapia con clistere non oleoso.

Le prime due sono paragonabili alle tecniche di dhauti, la terza a quella di neti, anche se lo scopo di nâsya è quello di curare molte malattie ed è per questo che vengono usati diversi medicinali.

Kapâlabhâti e trâtaka esistono solo nello yoga, così come le terapie purgative e clisteri esistono solo nell’âyurveda.

Gli shatkarman e i pañcakarman si occupano entrambi dell’equilibrio tra i sistemi nervosi simpatico e parasimpatico. L’âyurveda rivolge la sua attenzione alla prevenzione e cura delle malattie e le sue tecniche vanno praticate sotto la guida di un medico ayurvedico. Lo hatha-yoga ha l’obiettivo di armonizzare la consapevolezza interiore e le relazioni esterne. Lo yoga è una via elevata, un percorso spirituale, ma per accostarsi ad esso in modo equilibrato, non bisogna trascurare di prestare attenzione alle pratiche di hatha-yoga.

 

Il mandala dei tri-dosha

 

Ma com’è possibile mettere in pratica queste tecniche in un contesto come il nostro, dove culturalmente siamo ben lontani anche solo dal pensare di purificare una parte del corpo ingerendo acqua salata?

Alcune di queste tecniche non sempre sono attuabili: quelle più avanzate, come vastra-dhauti (pulizia dello stomaco con una garza) e vyâghra-kriyâ (pulizia dello stomaco eseguita vomitando volontariamente), andrebbero praticate in un ambiente adatto, in un ashram, dove l’energia del luogo, il suo contesto e l’atmosfera che vi regna trasmettono al praticante le vibrazioni giuste per «lasciarsi andare».

Nel contesto di un corso di yoga, possono essere inseriti tranquillamente due shatkarman: il primo è neti (lavaggio delle cavità nasali), il secondo è laghu shankhaprakshalana (lavaggio intestinale breve).

Verso la fine del primo anno, i principianti hanno già fatto esperienza di alcune tecniche di pre-prânâyâma e iniziano a praticare il primo stadio di nâdî-shodhana-prânâyâma (respirazione a narici alternate): è il momento più adatto per inserire neti.

Tra il secondo e terzo anno, quando l’aspirante è più interiormente motivato, si può introdurre laghu shankhaprakshalana, che può essere praticato nello stesso luogo delle lezioni in una mezza giornata oppure in una giornata intera.

Vi è poi la tecnica di shankhaprakshalana (lavaggio intestinale completo) che dovrebbe essere eseguita in una sede residenziale (2/3 giorni sono in genere sufficienti) perché alla pratica viene abbinata una dieta particolare; questa tecnica può essere appresa dal terzo anno di yoga in poi.

In ogni caso tutte le tecniche di shatkarman dovrebbero essere guidate da un insegnante esperto, che le abbia a sua volta sperimentate.

Fin qui si è parlato delle purificazioni sul piano fisico, ma l’uomo si estende a di là di ciò che gli occhi possono vedere: l’essere umano non è solo carne, sangue, ossa, ma è composto da diversi elementi, che si combinano per costituirne il corpo e la mente.

La purificazione implica la liberazione dell’energia dalla materia, in modo che la prima possa unirsi alla coscienza: la realizzazione può essere conseguita solo guardandosi all’interno invece che all’esterno. Quando si pratica yoga per diverso tempo, si ha un lieve risveglio dell’energia che può essere avvertito ai livelli psichici del corpo e della mente.

Esiste una pratica di purificazione sottile, il cui scopo è quello di purificare la totalità dell’individuo, denominata tattva-shuddhi (purificazione degli elementi): essa ha una importanza rilevante non solo per quanto riguarda lo sviluppo mentale, psichico e spirituale, ma anche per quanto concerne i processi curativi.

I praticanti di hatha-yoga devono sapere che il corpo è composto di cinque tattva o elementi sottili, e per questo motivo tattva-shuddi ha un’influenza diretta sugli effetti degli shatkarman. Tattva-shuddhi è da considerarsi la base di ogni sadhana perché completa la parte del lavoro preparatorio, sviluppando la ricchezza dell’esperienza interiore. Questa tecnica deve essere praticata esclusivamente sotto la guida di un insegnante esperto. Prevede una fase preparatoria, con trâtaka e/o prânâyâma e la meditazione sul mantra so ’ham sincronizzato al respiro, quindi ha luogo la meditazione sui tattva con la visualizzazione dei loro simboli e dei loro colori unitamente alla ripetizione dei rispettivi bîja-mantra. Si ha poi la visualizzazione di kundalinî e della sua risalita attraverso i cakra, nonché altre visualizzazioni guidate.

 


Lorenza Ferraguti, insegnante di yoga con formazione Satyananda, si impegna per l’insegnamento e la diffusione dello yoga da diversi anni, e si occupa di yogaterapia e medicina ayurvedica. Dirige il Centro Darshan di Toscolano Maderno.

 

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