Paola Campanini
Uno yoga a misura di donna
Molti aspetti del femminile sono per loro natura in sintonia con una disciplina in cui l'attenzione è portata sull'ascolto del proprio corpo

 


 

La disciplina dello yoga è stata fin dalle sue origini trasmessa da uomini a uomini.

Tutti i testi della tradizione induista (compresi i testi tantrici dove pure è presente una diversa valutazione del ruolo della donna), sono rivolti al praticante uomo. Per moltissimi secoli la pratica stessa dello yoga è stata vietata alle donne, e credo che ancor oggi in qualche ashram dell'India sia proibito l'accesso alle donne. Sembra pertanto paradossale il fatto di trovare nei nostri centri una netta prevalenza di presenza femminile, quasi che la trasposizione occidentale di questa disciplina abbia comportato una riconversione di genere.

A partire dalla mia esperienza di donna che da più di vent'anni pratica ed insegna lo yoga (con una netta prevalenza di allieve donne), vorrei fare alcune considerazioni su questo dato.

Innanzitutto credo che, pur rimanendo nell'àmbito della trasmissione corretta della disciplina, nel presentare lo yoga in occidente e nel renderlo compatibile con la nostra vita quotidiana spesso si deve necessariamente adattare la tecnica ai limiti del corpo. Mentre nell'àmbito indiano antico uomini sani e forti lavoravano fino all'estremo sul corpo per trascenderlo, oggi non vengono posti ostacoli fisici alla pratica dello yoga, tanto è vero che tutte le persone a qualsiasi età e in qualsiasi condizione possono avventurarsi in questa disciplina. Alcune posizioni possono essere adattate e proposte anche in condizioni fisiche molto precarie (ricordo in tal senso un'esperienza personale fatta presso un Centro Don Gnocchi in un corso yoga per disabili).

Un altro aspetto riguarda il lungo cammino dello yoga, attraverso le otto tappe previste secondo una precisa successione temporale, dove, dopo l'osservanza dei precetti di ordine morale, il dominio della sfera fisica è una premessa su cui costruire il percorso interiore. Difficilmente sarebbe oggi riproponibile ciò che facevano gli yogin in altri contesti storici e geografici: non solo ci dobbiamo confrontare con la consuetudine tutta occidentale di concentrare in tempi brevi ogni cosa, ma soprattutto non siamo asceti bensì uomini e donne ben radicati nella concretezza del mondo, della vita familiare e sociale. Ecco che il lavoro sul corpo necessariamente ricomprende alcuni aspetti che vanno ben oltre la fisicità e pertanto l'attenzione è subito portata all'ascolto e all'interiorizzazione.

Già dalle prime lezioni si entra in una dimensione di consapevolezza che richiede una grande disponibilità a guardarsi dentro, aspetti questi che io credo possano essere connessi ad alcune differenze di genere.

 

La donna e il proprio corpo

Lo yoga non può solo essere studiato né semplicemente essere eseguito, ma è una disciplina che si sperimenta. Chi insegna dovrebbe conoscere molto bene questa differenza. è più facile per la donna, rispetto all'uomo, addentrarsi in un àmbito che parte dal sentire e non dal fare, poiché vi sono esperienze fisiche e concrete che la portano a sentire il proprio corpo:

- la lunga consuetudine con il ciclo mestruale, con le trasformazioni mensili non solo ormonali ma anche psicologiche e umorali;

- l'esperienza della gravidanza e del parto che fanno sperimentare modificazioni profonde di assoluta fisicità (basti pensare al sentire la presenza di un altro corpo che vive nel proprio corpo);

- Il climaterio e la menopausa, che di nuovo e per lungo tempo portano a vivere profondi cambiamenti fisici e psicologici.

Non solo, ma poiché la disponibilità al cambiamento è il punto di partenza di qualsiasi cammino interiore e di crescita, spirituale o semplicemente personale, ho sperimentato che le donne che si accostano allo yoga in occasione della gravidanza o del climaterio e menopausa, due grandi stagioni di cambiamento, difficilmente abbandonano lo yoga.

 

La donna e la vita

è altrettanto importante il fatto che le donne, per la loro storia e per i ruoli che storicamente hanno svolto, sono sempre vicine e partecipi a momenti importanti della vita e della morte. Penso alle professioni tipicamente femminili del lavoro di cura (ostetriche, infermiere, assistenti sociali, assistenti ad anziani). Ma anche nell'àmbito delle relazioni familiari la donna più dell'uomo si confronta costantemente con la nascita e con la morte, con il dolore e con la malattia

Tutto ciò non può non favorire una maggiore disponibilità a cercare, pur con diverse forme, delle risposte sul senso della vita.

 

L'aspetto simbolico

Anche nell'aspetto simbolico, così affascinante e così presente nello yoga, troviamo altre importanti differenze e spunti di riflessione.

Hatha-yoga riporta immediatamente alla ricerca del necessario equilibrio, fra la polarità maschile e femminile, compresenti in diversa misura in ciascuno di noi. Rappresenta simbolicamente l'unione del sole e della luna.

Sûrya, il sole, porta il risveglio, l'inizio, l'attività. è legato all'elemento fuoco, alla forza.

Chandra, la luna, legata al tramonto, ci porta ad evocazioni più intime e difficili, al mondo del sonno, del sogno, all'abbandono e all'eco della morte ed è collegata all'elemento acqua che esprime il massimo della fluidità e dell'adattamento

Risulta evidente che alcuni aspetti del femminile possono essere più facilmente in sintonia con una disciplina che, pur partendo dalla fisicità del corpo, porta l'attenzione all'ascolto, alla dimensione più intima del guardarsi dentro.

Nel rimandare ad altre eventuali occasioni di riflessione sulla gravidanza e sulla menopausa, mi limito ad alcune considerazioni sulla pratica e il ciclo mestruale.

 

Gli âsana e il ciclo mestruale

Purtroppo molti insegnanti uomini non si preoccupano di dare indicazioni precise alle allieve per la pratica nei giorni del ciclo e per le cautele da osservare in particolare riguardo ad alcune posizioni. Il mio personale consiglio è di evitare la pratica degli âsana almeno nei primi giorni del ciclo, giorni in cui si può tranquillamente dedicarsi al rilassamento e al prânâyâma, ovviamente con l'esclusione dei bandha.

Ma la donna che partecipa a corsi collettivi e non vuole perdere la lezione deve essere messa in condizione di conoscere le posizioni da evitare e quelle da attenuare, così da poter adattare il lavoro collettivo alle sue necessità.

Per questo, raccogliendo il suggerimento della mia maestra Gabriella Cella al Chamali, sono solita consegnare a tutte le mie allieve una piccola guida sulle posizioni da evitare durante il periodo mestruale, quelle adatte ad equilibrare alcuni aspetti relativi all'intensità del flusso e quelle che, se praticate con costanza, regolarizzano il ciclo. In sintesi:

- Durante il ciclo non si devono mai eseguire posizioni capovolte, come shîrsha-âsana, posizione sulla testa (fig. 1) e sarvânga-âsana, posizione di tutte le membra (fig. 2).

Fig. 1 Fig. 2

Queste infatti possono provocare un reflusso di sangue con gravi conseguenze. Sono da considerare posizioni controindicate oltre alle capovolte classiche, anche tutte le posizioni che portano l'ombelico oltre il capo, come ad esempio setu-âsana, il ponte (fig. 3). Inoltre va evitata la pratica di quelle posizioni che agiscono molto intensamente sull'addome, come ad esempio nâv-âsana, la barca (fig. 4), dhanur-âsana, l'arco (fig. 5), e così pure sono da evitare assolutamente i bandha.

Fig. 3 Fig. 4 Fig. 5

- I piegamenti in avanti aumentano il flusso, come ad esempio pashcimottâna-âsana, la posizione di stiramento posteriore o “pinza” (fig. 6) e aditi-âsana, o posizione di Aditi (fig. 7).

- I piegamenti laterali diminuiscono il flusso, come ad esempio mahâ-mudrâ, il grande gesto (fig. 8).

Fig. 6 Fig. 7 Fig. 8

- Ci sono invece posizioni che se sono inserite nella pratica giornaliera e quindi eseguite con costanza portano a regolarizzare il ciclo e ad attenuare il dolore. Si tratta di shalabha-âsana, la locusta (fig. 9) e bhujanga-âsana, il cobra (fig. 10).

Fig. 9 Fig. 10

Per sbloccare i ritardi è invece molto utile dhanur-âsana, la posizione dell'arco (fig. 5).

 


Paola Campanini è nata nel 1951 a Parma, dove risiede e lavora come assistente sociale. Diplomata presso la Scuola Yoga Ratna di Gabriella Cella, pratica e insegna yoga da diversi anni e presiede il circolo Arci “Millepiedi”, che ha fondato con lo scopo di promuovere la conoscenza e la diffusione dello yoga. Insieme a Tiziana Pinelli ha pubblicato Yoga e menopausa (Magnanelli edizioni).

 

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